Innanzitutto ringrazio il Vescovo che mi ha chiesto di parlarvi, anche se per me non è stato facile capire cosa dovevo dirvi.
So che devo dirvi qualcosa, anche se non vi siete radunati per ascoltare una predica: il Sinodo dei giovani, anzi, è stato indetto per ascoltarvi.
Credo che possiate apprezzare questa scelta (di volervi ascoltare): gli adulti di solito non chiedono consiglio ai giovani, ma non perché siano tutti presuntuosi. Chi ha vissuto a lungo ha fatto tante esperienze e questo significa che ha dovuto imparare sulla propria pelle, a volte soffrendo, magari anche prendendo delle grosse fregature o restando deluso.
Questo comporta due conseguenze. La prima: chi ha una certa esperienza tende un po' a guardare dall'alto in basso chi non ce l'ha, tende a dire: "Non sono io che devo imparare da te: sei tu che devi ascoltare e devi imparare da me".
La seconda, sempre per via dell'esperienza e delle fregature, è che ci sono pochi adulti che si buttano su qualcosa di nuovo; la maggior parte degli adulti (e dei preti come me) dice: "Ci abbiamo già provato; l'abbiamo già fatto; non è possibile; non si può fare...".
Apro una parentesi: per scrivere uso una tastiera predittiva: quando digito una lettera mi appaiono tre parole che cominciano con quella lettera; se nessuna delle tre è la parola giusta, digito anche la seconda lettera e così via. Dopo che ho scritto una parola, ne appaiono altre tre anche senza digitare la prima lettera. Quando ho scritto "non si può fare", la tastiera mi ha offerto tutte e quattro le parole al primo colpo. "Non si può fare" è una delle frasi più stupide al mondo. È una frase così banale e ovvia che la tastiera la può scrivere anche da sola! Chiusa la parentesi.
Dicevo che molti adulti pensano di non dover imparare da chi è più giovane e non si buttano sulle novità, anzi: considerano quelli che cercano qualcosa di nuovo come degli ingenui, dei sognatori... un po' stupidi, insomma.
È una specie di malattia degenerativa che colpisce gli organi della speranza: gli occhi non sanno più vedere le opportunità, le orecchie diventano selettivamente sorde agli appelli del futuro, il cuore batte sempre più lento e non si scalda quasi più.
La cosa grave è che questa malattia non colpisce solo gli arteriosclerotici come me, ma alle volte contagia anche i giovani.
Qualche giovane (purtroppo) si mette ad ascoltare i vecchi saggi e dice: "Questi hanno esperienza. Se questi dicono che non si può fare, avranno i loro buoni motivi! Se dicono che siamo degli illusi non dobbiamo ignorare i loro avvertimenti. Se ci hanno già provato loro e non ci sono riusciti, vuoi che ci riusciamo noi? È inutile sprecare energie per progetti irrealizzabili!".
Per non fare la fine e la figura degli stupidi, non si muovono.
Ma molti adulti sono come i sapienti di Gerusalemme: sanno tutto! Sanno anche dove nascerà il Messia, ma non si muovono, non ci vanno. Se i Magi fossero stati come loro, non sarebbero mai partiti. Avrebbero detto: "E se poi non lo troviamo? E se non c'è? Lo sai cosa si dice della Palestina? Che ci nasce un profeta al giorno e un Messia all'anno. E tu vuoi che siamo proprio noi quelli che trovano quello giusto? Stiamo a casa e non facciamo brutte figure!".
Michele Serra ha scritto un libro che odio, dal titolo "Gli sdraiati" e adesso è uscito pure il film. Gli "sdraiati" sareste voi, i giovani d'oggi, i coetanei di suo figlio che secondo lui sta sempre sdraiato sul divano con lo smartphone in una mano, la tastiera del computer nell'altra, le cuffie dell'iPod nelle orecchie, una sigaretta in bocca e magari un libro di scuola davanti agli occhi.
Odio il libro di Michele Serra perché penso che sia stata una vigliaccata far sapere al mondo che suo figlio non pulisce il lavandino e il water e tutti gli altri suoi difetti, quando lui, Michele Serra, riconosce di non avere il coraggio di parlare con suo figlio e di far rispettare in casa le regole fondamentali. Spero che suo figlio scriva un altro libro: "Il padre degli sdraiati", ma ho paura che non lo farà e che continuerà a punire suo padre obbligandolo a vedere tutti i giorni il risultato della sua non-educazione: un figlio sdraiato, appunto, senza entusiasmo, apparentemente senza interessi e senza voglia di vivere.
In Italia oggi ci sono due milioni di "neet": giovani che non lavorano, non studiano e non sono in formazione. In Veneto sono 120.000. Penso e spero che nessuno di voi sia un neet, uno sdraiato.

Io ammiro i giovani che hanno il coraggio di andare anche lontano pur di lavorare per avere un futuro, e magari per fare ricerca, per darci un futuro a tutti. Se questo Paese non gli dà l'opportunità di lavorare qui, non se li merita.
Io ammiro quei giovani che hanno il coraggio di andare lontano per mettere a disposizione dei Paesi più poveri le loro competenze e creare un futuro diverso per chi è stato impoverito e sfruttato dalla rapacità dei Paesi ricchi.
Io ammiro anche quei giovani che magari restano qui ma sanno guardare lontano e si giocano la vita non con gli sport estremi, ma scegliendo la condivisione con i poveri, i disabili, gli ultimi... non solo per due ore al mese o per un'ora alla settimana, ma in modo stabile, continuativo.
Io ammiro quei giovani che si decidono e prendono una strada, e la percorrono fino in fondo, rinunciando a tutte le altre strade possibili per viverne almeno una!
Certo, da noi adulti non vengono molti incoraggiamenti. Sapete perché? Perché molti adulti vi temono e vi invidiano.
Hanno paura di voi perché se adesso tutti voi voleste una casa e un lavoro non ce ne sarebbero abbastanza per tutti. Ma soprattutto vi invidiano perché vorrebbero avere il vostro fisico e il vostro tempo. Per questo vi dicono, come hanno detto a me quando avevo 16 anni (è stato un dirigente della squadra di basket): "Non aver fretta di impegnarti, pensa a divertirti. Finché sei giovane goditi la vita! Avrai tempo per le preoccupazioni, i problemi, gli impegni!". Certi adulti ti raccontano la vita adulta come una galera perché loro la vivono come una galera! Ti raccontano il matrimonio non come una storia di amore ma come una gabbia. Parlano dei figli come di un peso o addirittura una fregatura: "Eh, purtroppo è rimasta incinta, siamo rimasti fregati...". Il lavoro te lo descrivono come una schiavitù purtroppo necessaria. La vita ideale, secondo loro, sarebbe vivere senza lavorare, divertendosi in tutti i modi, perciò ti dicono: resta giovane più che puoi!
Non credetegli: scegliete cosa volete fare nella vita e fatelo.
Se come giovani c'è poco posto per voi nel mondo, se come giovani non sapete bene cosa fare, allora diventate grandi!
Chiedete a Dio di darvi una traccia e seguitela. Chiedete di trovare la vostra stella e non abbiate paura di andarle dietro. Potreste anche trovarvi su sentieri poco battuti o potreste addirittura dover aprire nuove vie: ma se non lo fate voi, chi lo farà?
Ci sono anche vie antiche che non sono più frequentate: qualcuno di voi potrebbe anche diventare prete, o suora, o monaco, o missionario. Qualcuno potrebbe accogliere dei figli in affido o in adozione. Qualcuno potrebbe scoprire a contatto con i disabili un'umanità che non conosceva e che può farlo migliore. Qualcuno potrebbe accettare la sfida impegnativa e bellissima di una vita comunitaria di nuovo tipo, o di vecchio tipo. Molti potrebbero scoprire che per sposarsi non sono indispensabili € 25.000 e un wedding planner, e nemmeno convivere per prova, o aspettare di aver esaurito tutte le mete turistiche estive e invernali.
Diventare adulti non è una maledizione: è la realizzazione; spendere la vita, donarla è l'unico modo per non trovarsi un giorno, da vecchi, soli e invidiosi di chi è ancora giovane.
Essere giovani può fare un po' paura o per lo meno dare un senso di vertigine perché ci sono tante possibilità davanti, e si pensa: "E se mi sbaglio?". Ma l'errore più grande sarebbe decidere di abitare in una tenda in mezzo all'aiuola di Piazzale Stanga e restare lì per paura di prendere una direzione.
Solo se accettate la sfida di diventare grandi, di prendervi delle responsabilità, potrete intercettare i messaggi che vengono dal futuro e guidare questo mondo e questa chiesa fuori dal pantano in cui tante volte sono incagliati.
Per favore, non dite: "Non tocca a me", "Sono troppo giovane", "Non ne sono capace", "Non sono pronto"...
Chi vi dice: "Aspetta e intanto divertiti" vi tradisce, non è vostro amico.
Chi vi considera solo come consumatori, come fette di mercato, non è vostro amico.
Cristo è vostro amico e vi dice: "Vieni, seguimi".
Cercatelo, se ancora non lo avete trovato, e se l'avete già incontrato, seguitelo.
Ascoltate il suo Vangelo, dialogate con lui nella preghiera. Vivete le sue scelte.
Sarete voi la luce del mondo, sarete voi il sale della terra.