I quattro evangelisti concordano sul fatto che le prime a recarsi al sepolcro di Gesù la mattina del giorno dopo il sabato furono le donne che avevano assistito alla sua passione. Siccome erano giudicate inadatte alla guerra e alla guerriglia, avevano potuto seguire da vicino l’esecuzione (forse) senza essere troppo importunate, mentre i maschi giudicarono prudente non farsi vedere vicino a un uomo condannato per sedizione, per non essere arrestati a loro volta. Giovanni però cita una soltanto di queste donne nella visita al sepolcro del mattino di Pasqua: Maria di Magdala, anche se non andò da sola. Infatti, quando corre ad avvisare gli apostoli dice: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!» (Gv 20,2). Probabilmente Giovanni esclude le altre donne dal suo racconto per farci capire il carattere affettivo e personale di quanto le accadde.
Al di fuori dei racconti della passione e della risurrezione, di Maria di Magdala si parla soltanto un’altra volta nei Vangeli: Luca descrive il seguito di Gesù durante la sua vita pubblica dicendo che «c’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni» (Lc 8,2-3).
Lasciamo stare quest’ultima annotazione: non oso pensare cosa avranno detto le malelingue di questo maestro che non solo ammetteva tra i suoi discepoli delle donne, ma si faceva pure mantenere da loro…
Si dice dunque che da Maria di Magdala erano usciti sette demoni, frase un po’ sibillina che in passato è stata interpretata asserendo che fosse una donna estremamente peccatrice e che i suoi peccati, ça va sans dire, fossero sessuali. Anche il Talmud afferma che Maddalena aveva una cattiva reputazione e che fu la prostituzione a distruggerla e la Chiesa in fondo ha appoggiato questa calunnia su di lei quando a Napoli nel 1324 istituì la prima “Casa della Maddalena” per il recupero delle “cattive ragazze”. L’iconografia tradizionale dunque ci mostra spesso Maria Maddalena che assiste alla passione addolorata, ma chiaramente riconoscibile come una prostituta dal modo di vestire e di acconciare i capelli, oppure anni dopo, penitente, mentre guarda un teschio per meditare sulla vanità del mondo, ma ancora tentata di guardarsi allo specchio alla ricerca dei segni della sua bellezza che sta svanendo.
In realtà, nei racconti evangelici, non c’è nulla che appoggi questa accusa: su cosa significhi il fatto che da lei erano usciti sette demoni si sono avanzate tutte le possibili ipotesi, ma non c’è niente di sicuro. Il numero sette di solito indica la pienezza, quindi “sette demoni” vorrebbero dire un demonio cattivissimo, o difficilissimo da scacciare. Alcuni poi dubitano che si tratti di una vera e propria possessione diabolica e ipotizzano una qualche grave malattia, magari psicosomatica… Visto che lo hanno fatto in tanti, mi permetto anch’io di avanzare un’ipotesi su cosa voglia dire quell’accenno così misterioso. Non scarto a priori l’idea della possessione diabolica (coerente con la visione del mondo degli evangelisti) oppure di un grave malessere psichico, ma ci potrebbe essere anche un’altra spiegazione.
Sia nel Vangelo di Luca (11,24-26) che in quello di Matteo (Mt 12,43-45), c’è una piccola parabola di Gesù, anche questa non chiarissima, che parla del ritorno dello spirito impuro: «Quando lo spirito immondo esce dall’uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell’uomo diventa peggiore della prima».
Non è semplice capire il senso preciso di questo detto di Gesù, anche perché il contesto non aiuta molto: sono vari episodi e frasi un po’ slegati tra loro che hanno in comune il tema del demonio e dell’esorcismo, ma in prevalenza si tratta dell’incredulità degli avversari di Gesù che lo accusano di scacciare i demoni con l’autorità del capo dei demoni. A me sembra di capire, quindi, che Gesù stia mettendo in guardia i suoi discepoli dall’abbandonare la sua sequela: dopo che si è incominciato a seguirlo, dopo essere stati purificati (esorcizzati) dalla sua parola, abbandonarlo e tornare alla menzogna sarebbe molto peggio, sette volte peggio, che non averlo mai incontrato. Credo si stia parlando, insomma, della condizione degli ex discepoli di Gesù, di quelli che erano stati esorcizzati, liberati dagli impedimenti alla sequela, ma in seguito lo hanno abbandonato ugualmente: rispetto a quelli che non lo avevano mai ascoltato e che quindi potevano almeno avere un po’ di curiosità nei confronti del suo messaggio, questi altri erano ormai “vaccinati” nei confronti della sua parola e quindi erano diventati totalmente impermeabili alla verità.
Secondo questa interpretazione, non necessariamente alternativa alle altre, Maria di Magdala potrebbe essere una discepola che a un certo momento ha abbandonato Gesù ricadendo nei suoi vecchi problemi, ma poi è stata nuovamente toccata dalla sua parola, è tornata sui suoi passi e lo ha seguito con fedeltà. La si potrebbe paragonare a persone che sono state liberate da un grave peccato o vizio o dipendenza, che dopo un certo periodo hanno avuto una ricaduta: la gravità di questo “ritorno dello spirito impuro” sta nel fatto che la seconda volta è psicologicamente molto più difficile ripartire; è facile scoraggiarsi, perdere la speranza pensando di aver perduto per sempre l’unica occasione buona della propria vita, credere di essersi illusi e di essere incapaci di riemergere. Eppure, anche chi è caduto, si è rialzato ed è ricaduto può ricominciare, benché sia più difficile: anche i sette demoni, peggiori del primo, possono essere scacciati.
Non sappiamo quindi cos’è accaduto esattamente a Maria Maddalena: gli evangelisti non hanno voluto entrare nei dettagli anche perché non è bello ricordare il passato negativo di chi poi è stato salvato. Si può comunque ipotizzare una biografia tormentata: dopo aver incontrato Gesù ed essere stata liberata da qualcosa di molto brutto, dopo averlo forse abbandonato per ricadere in preda ai suoi demoni, dopo essere poi nuovamente tornata alla sua sequela e al suo servizio e dopo averlo seguito coraggiosamente nella passione, ora Maria crede di aver perso per sempre il suo Salvatore.
Il Vangelo di oggi, infatti, si apre con Maria che va al sepolcro e lo trova vuoto (v. 1). Il racconto potrebbe continuare direttamente nei versetti che descrivono il suo incontro con il Signore, invece è interrotto dal suo ritorno al cenacolo per annunciare ai discepoli la scomparsa del corpo di Gesù (v. 2). Pietro e il discepolo amato vanno a constatare la verità di quel che lei ha detto, vedono le bende stese e il sudario piegato in un luogo a parte e davanti a questi segni il discepolo amato «vide e credette» (vv. 3-8).
Il rapporto tra «vedere e credere» è il tema principale di questo capitolo: chi ha scritto l’ultimo Vangelo era consapevole che stavano scomparendo i testimoni oculari. Egli si trovava tra chi ha udito, visto e toccato il «Verbo della vita» nella carne di Gesù, e chi lo ascolta, vede e tocca mediante la Parola. Giovanni era l’ultimo tra quelli che hanno visto Gesù, perciò dichiara l’importanza del credere senza vedere: «beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» (Gv 20,29). Anche il racconto dell’incontro della Maddalena con il risorto svilupperà questo tema, ma in modo diverso: ci farà capire che solo chi ama vede davvero.
Se del discepolo amato si dice che «vide» – non Gesù, ma i segni – e «credette» in lui, di Maria si dirà che «ha visto il Signore», ma lo ha riconosciuto solo quando si è sentita chiamare per nome. Le due scene hanno in comune l’amore, ma con Maria si esplicita maggiormente che solo l’amore permette di entrare in contatto con il Risorto e non solo con i fatti che lo riguardano: «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,21b).
Non importa quanto sia stata accidentata la nostra storia con Gesù; non importa se ci sono stati anche passi indietro e non solo passi avanti; non importa neppure se i nostri demoni ci hanno dominato più di una volta: quello che importa è discernere l’amore del Signore che ci chiama per nome e rispondere a questa chiamata.
In questo tempo di pandemia si sono moltiplicati i segni di morte, ma anche i segni di amore e di vita: la fedeltà, la solidarietà, la prossimità, l’affetto, il servizio… Ai credenti è data la possibilità di testimoniare la fede e l’amore per il Signore fianco a fianco con quelli che non credono o dubitano, facendo le stesse cose, ma con la gioia di essere chiamati per nome dal Risorto.
Buona Pasqua!