Oggi la chiesa celebra la festa della Santissima Trinità, una festa un po' diversa dalla maggior parte delle altre, in cui celebriamo eventi o protagonisti della storia della salvezza: questa è una festa più “teologica” in cui siamo chiamati a pensare e soprattutto adorare il mistero Santo di Dio.
Noi crediamo in un unico Dio in tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Ebrei e musulmani ci considerano politeisti: secondo il buon senso umano e secondo logica, uno non può essere tre e tre non può essere uno, perciò pensano che noi crediamo in tre dèi, in tre divinità. Probabilmente non sono i soli a pensarla così, e il dubbio sarà venuto anche a più di un cristiano. È un dubbio comprensibile, dal momento che nella realtà come noi la conosciamo non esiste niente di simile, non esiste un essere tripersonale. Tutti i paragoni che possiamo escogitare sono analogie più o meno suggestive, ma non possono farci capire veramente ciò di cui non abbiamo esperienza.
Anche la Bibbia non spiega: racconta.
Racconta che nell’antichità, quando gli uomini adoravano molti dei, Dio si è rivelato come il Dio unico: «Non avrai altri dei di fronte a me; non ti prostrerai davanti a ciò che non è Dio». Dio si è rivelato non soltanto come unico, ma anche come liberatore: libera dal dominio dell’uomo sull’uomo ma anche dalla paura degli dei, delle forze occulte, delle “potenze” che popolavano l’immaginazione e quindi la vita delle persone.
La Bibbia racconta che in quella che chiama la “pienezza dei tempi”, cioè il tempo pieno, maturo, opportuno, Dio non è rimasto esterno, estraneo alla vita degli esseri umani, ma si è fatto uno di noi, scegliendo di essere nostro amico e maestro. Come noi ha pregato Dio e si è affidato a lui, ma ci ha detto di essere “uno” con lui. La sua risurrezione ha confermato che la sua non era la pretesa di un pazzo, ma la verità: davvero Gesù è il Figlio di Dio, “uno” con il Padre.
La Bibbia racconta che lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, è entrato nella Chiesa nascente e in ogni discepolo di Gesù per animarli di una vita divina, la stessa vita di Gesù e la sua unità col Padre, vissuta in contesti sempre nuovi e diversi.
Perciò Dio, l’unico, è per così dire dentro di noi, davanti a noi e al di sopra di noi. Vive in noi come Spirito Santo che agisce, ama e prega; è davanti a noi nella persona di Gesù che ci guida con le sue parole e i suoi gesti di salvezza; è al di sopra di noi nel Padre che ci ha chiamati all’esistenza e a essere figli liberi.
Certo, per noi tre persone non possono essere che tre esseri distinti; possiamo avere l’idea di un’unità tra le persone come un’unità morale, affettiva, ed è già tanto, ma non è un’unità sostanziale. Ma Dio è di più, è più grande, e quindi anche oltre la nostra comprensione.
A questo punto, per chi legge questa riflessione – anche se non la citerò in chiesa perché appesantirebbe l’omelia – vorrei offrire una pagina di C. S. Lewis. Sì, proprio l’autore delle Cronache di Narnia e delle Lettere di Berlicche. È tratta da un libretto per me prezioso: Il cristianesimo così com’è, pubblicato in Italia da Adelphi.


Oggi molti dicono di credere in Dio, «ma non in un Dio personale». Secondo costoro, la misteriosa entità che sta dietro al tutto dev’essere qualcosa di più di una persona. I cristiani sono d’accordo. Ma i cristiani sono i soli a proporre un’idea di come possa configurarsi un ente che sta al di là della personalità. Tutti gli altri, pur dicendo che Dio è al di là della personalità, in realtà Lo pensano come qualcosa di impersonale: cioè, come qualcosa di meno che personale. Se cerchiamo qualcosa di sovrapersonale, qualcosa che è più di una persona, non abbiamo da scegliere tra l’idea cristiana e le altre. L’idea cristiana è l’unica in campo.
Ancora: alcuni pensano che dopo questa vita, o magari dopo molteplici vite, l’anima umana sarà «assorbita» in Dio. Ma quando cercano di spiegare che cosa intendono, sembrano concepire il nostro essere assorbiti in Dio come l’assorbimento di una cosa materiale in un’altra. Dicono che è come una goccia d’acqua che si fonde nel mare. Ma questa, naturalmente, è la fine della goccia. Se lo stesso accade a noi, allora essere assorbiti equivale a cessare di esistere. Soltanto i cristiani hanno un’idea di come l’anima umana possa essere assunta nella vita di Dio e tuttavia rimanere se stessa – anzi, essere molto più se stessa di prima.
Vi ho avvertito che la teologia ha un’utilità pratica. Lo scopo per cui esistiamo sta tutto in questo essere assunti nella vita di Dio. Idee sbagliate su cosa sia tale vita ci renderanno più difficile il cammino. E adesso devo chiedervi di seguirmi, per qualche minuto, con una certa attenzione.
Nello spazio, come sapete, possiamo muoverci in tre modi: verso sinistra o verso destra, avanti o indietro, in su o in giù. Le direzioni sono solo queste, o una loro combinazione, e si chiamano le tre dimensioni. Ora, notate bene. Se usiamo una sola dimensione, potremo tracciare soltanto una linea retta. Se ne usiamo due, potremo disegnare una figura: per esempio un quadrato. Facciamo un altro passo. Con tre dimensioni, potremo costruire ciò che chiamiamo un solido: per esempio un cubo – qualcosa come un dado, o una zolletta di zucchero. E un cubo si compone di sei quadrati.
Vedete qual è il punto? Un mondo a una dimensione sarebbe una linea retta. In un mondo bidimensionale abbiamo ancora linee rette, ma più linee formano una figura. In un mondo tridimensionale ci sono ancora figure, ma più figure formano un solido. In altre parole, avanzando verso livelli più concreti e complicati non ci lasciamo alle spalle le cose esistenti ai livelli più semplici: le abbiamo ancora, ma combinate in modi nuovi – in modi che non potremmo immaginare se conoscessimo soltanto i livelli più semplici.
Nella visione cristiana di Dio è implicito lo stesso principio. Il livello umano è un livello semplice e relativamente vuoto. Al livello umano, una persona è un unico essere, e due persone sono due esseri separati – così come in due dimensioni (per esempio su un foglio di carta) un quadrato è una figura, e due quadrati sono due figure separate. Al livello divino troviamo ancora delle personalità: ma combinate, lassù, in modi nuovi, che noi, non vivendo a quel livello, non possiamo immaginare. Nella dimensione di Dio, per così dire, troviamo un essere che è tre Persone pur rimanendo un unico Essere, così come un cubo è sei quadrati pur rimanendo un unico cubo. Naturalmente non siamo in grado di concepire appieno un Essere simile: così come, se fossimo fatti in modo tale da percepire nello spazio soltanto due dimensioni, non potremmo immaginare con esattezza un cubo. Ma possiamo farcene un pallido concetto. E a questo punto, per la prima volta nella nostra vita, abbiamo un’idea concreta, per quanto tenue, di qualcosa di sovrapersonale – qualcosa che è più di una persona. E un qualcosa che non avremmo mai potuto indovinare,
eppure, quando ne siamo edotti, ci pare quasi che avremmo dovuto essere capaci di indovinarlo, perché corrisponde perfettamente a tutto ciò che già sapevamo.
[…] Un semplice cristiano qualunque si inginocchia per dire le sue preghiere. Cerca di entrare in contatto con Dio. Ma se è un cristiano sa che ciò che lo spinge a pregare è a sua volta Dio: Dio, per così dire, dentro di lui. Sa, inoltre, che tutta la sua conoscenza reale di Dio gli viene tramite Cristo, l’Uomo che era Dio; sa che Cristo gli sta accanto, aiutandolo a pregare, pregando per lui. Ciò che avviene, lo vedete, è questo. Dio è la cosa cui egli si rivolge con la sua preghiera, la meta che cerca di raggiungere. Dio è anche la cosa dentro di lui che lo sospinge, la forza motrice. E Dio è anche la strada, il ponte su cui egli è sospinto verso quella meta. Di modo che tutta la triplice vita dell’Essere tripersonale si svolge in realtà nella piccola stanza da letto dove un cristiano qualunque dice le sue preghiere”.


La citazione potrebbe continuare, ma è meglio fermarsi qui. Per chi ama leggere, raccomando molto questo libretto breve ma veramente prezioso.