La seconda domenica di avvento ci propone l’ascolto dell’inizio del Vangelo secondo Marco, le cui prime parole sono proprio queste: «Inizio del Vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio». Solo che al tempo in cui scrisse l’evangelista, “Vangelo” non era il nome del libro, ma del suo contenuto. Perciò questa prima frase non è da intendere come «Qui comincia il libro del Vangelo», ma così: «[Questo libro che cominciate a leggere] è il principio, il fondamento della buona notizia [vangelo] che è Gesù, il Cristo [= il Messia = il consacrato, il re del regno di Dio], il Figlio di Dio».
Il principio, il fondamento della buona notizia per noi non è fatto di parole soltanto, di un libro, non è un’intuizione di poeti, come avveniva nella religione greco-romana, ma sono avvenimenti, fatti realmente accaduti davanti a testimoni che li hanno raccontati e trasmessi come significativi e importanti anche per noi che li ascoltiamo a distanza di migliaia di chilometri e di anni.
Il brano di oggi ci dice qual è stato l’inizio di questi fatti, il principio del principio, potremmo dire.
È stato il profeta Giovanni che ha offerto a tutti la possibilità di un nuovo inizio, di ricominciare.
Giovanni non ha fatto miracoli e non aveva un insegnamento nuovo da proporre, ma invitava a un rito di passaggio al quale molti si sono sottoposti. Bisognava andarlo a cercare in una zona desertica, senza strade, senza segnaletica, e arrivare fino al fiume Giordano, confessare i propri peccati e farsi immergere completamente nell’acqua del fiume. Questa immersione nell’acqua era doppiamente simbolica: l’acqua lavava via la sporcizia dei peccati (praticamente in tutte le culture e religioni la “macchia” è metafora della colpa morale) e nello stesso tempo richiamava il liquido amniotico, le “acque” che si “rompono” prima del parto. Emergere dall’acqua era quindi come rinascere, nascere un’altra volta per una vita nuova, senza più il peso delle proprie colpe.
Ma perché tutti insieme proprio lì, in quello stesso tempo? Perché stava per realizzarsi il regno di Dio, stava per arrivare il Messia: questo diceva Giovanni. E appoggiandosi sulle profezie di chi lo aveva preceduto, dichiarava che questo avvento, questa venuta, avrebbe comportato un giudizio, una separazione: per i giusti sarebbe stata un premio e una gioia, mentre i peccatori sarebbero stati “bruciati”, cioè distrutti, annientati.
Il suo battesimo era dunque l’ultima possibilità di ricominciare, di non essere puniti come peccatori e di entrare, nonostante tutto, nel regno di Dio preparato per i fedeli e i giusti. Ma naturalmente il rito non bastava. Leggiamo nel Vangelo secondo Matteo: «Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, [Giovanni] disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre» (Mt 3,7-9).
Dunque, non bastava il battesimo e non bastava l’appartenenza al popolo eletto: per iniziare davvero una vita nuova occorreva fare “frutti degni di conversione”, cambiare modo di vivere, ma comunque il battesimo permetteva di liberarsi del peso del passato e di ricominciare da capo.
Che cosa dice a noi tutto questo?
A volte, nella vita succede di non aver fiducia di poter ricominciare davvero: noi siamo sempre gli stessi; tutte le abitudini, buone o cattive, sono difficili da cambiare… Anche Nicodemo disse a Gesù: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?» (Gv 3,4).
Oppure succede di voler ricominciare tutto da capo, ma nel modo sbagliato, cancellando anche quel che si è fatto di buono fino a quel momento.
Invece è possibile ricominciare nel modo giusto, senza farsi condizionare dalla pigrizia e dalla sfiducia e senza distruggere il bene compiuto.
Il Signore ci viene incontro non solo alla fine della nostra vita, ma anche negli incontri, nelle situazioni e nelle vicende di tutti i giorni. Non rinasciamo tutte le volte, per carità, ma possiamo comunque ripartire anche dopo aver sbagliato o dopo essere stati fermi a lungo.
A volte ci accorgiamo di avere percorso a lungo una strada sbagliata, ma si può ricominciare anche oggi dopo aver attraversato dei deserti, delle esperienze che ci hanno messo duramente alla prova come singoli o come collettività e ci hanno fatto capire meglio chi siamo. Allora è necessario dare un nome e confessare, riconoscere onestamente i propri errori e le proprie colpe, e chiedere perdono.
In questo modo possiamo attingere alla forza del Battesimo che è stato ricevuto una volta per sempre, ma rimane nella nostra vita come una sorgente perenne alla quale ogni giorno si può tornare per ricordarci chi siamo, in chi abbiamo creduto e a chi affidiamo la nostra vita.
Sant’Antonio abate, l’iniziatore del monachesimo, visse fino a centodieci anni, ma ogni mattina diceva a se stesso e a Dio: “Oggi comincio”.
All’inizio di questo nuovo anno liturgico ci sia dato di ricominciare con gioia e speranza il nostro cammino incontro al Signore che viene non per punire e distruggere, ma per costruire e perdonare.