Oggi la Chiesa celebra l’immacolata concezione di Maria. Quasi ogni anno ripeto – perché mi accorgo che ce n’è bisogno – che non dobbiamo confondere l’Immacolata Concezione di Maria con il concepimento verginale di Gesù. Gesù è stato concepito nel grembo della vergine Maria senza intervento di uomo, e questo lo celebriamo il 25 marzo nella festa dell’Annunciazione. Quel che celebriamo oggi è il concepimento della vergine Maria, nel grembo di sua madre (che la tradizione ha chiamato Anna), senza peccato originale.
Che cos’è il peccato originale? È una faccenda piuttosto complicata da spiegare…
Quando si parla di peccato originale, viene in mente immediatamente il racconto di Adamo ed Eva e del frutto proibito. È un racconto non storico, ma simbolico, mitico, che abbiamo in comune con gli ebrei i quali però non parlano di peccato originale. Infatti, quando il concilio di Trento si è espresso sul peccato originale, non si è rifatto tanto al racconto del libro della Genesi, quanto piuttosto al capitolo 5 della Lettera ai Romani: non ci ha detto qual è stato il peccato originale “originante”, quello da cui tutto ha avuto inizio, ma ci ha parlato del peccato originale “originato”, quello con cui nasciamo. Cerco di spiegarmi.
Quando nasce un bambino, è certamente innocente, senza colpa: non può aver commesso peccati personali, colpe morali, prima di nascere. L’innocenza dei bambini non ha bisogno di essere provata: è evidente. Tuttavia, ciascuno di noi viene al mondo già segnato anche da un’eredità negativa che non riusciamo a definire con precisione, ma che è altrettanto evidente: il male del mondo ci rende tutti vittime, ma anche complici. Ognuno di noi sente l’attrazione sia del bene che del male: la nostra natura non è completamente corrotta, ma nemmeno perfetta. È ferita, confusa, “alienata” dal suo vero bene.
Come si trasmette questo “difetto”? Non sappiamo. Da che cosa ha avuto origine esattamente? Non sappiamo nemmeno questo. Sappiamo solo che fin dall’origine della nostra vita fisica siamo segnati da qualcosa che per le sue conseguenze somiglia molto al peccato, pur non essendo un peccato personale, dato che non è una nostra scelta. Ma si traduce poi effettivamente in scelte concrete, in peccati piccoli o grandi nel corso della nostra vita.
Che cosa festeggiamo oggi? Lo dicono soprattutto le preghiere della Messa. In particolare, nella preghiera dopo la comunione si dice: «Il sacramento che abbiamo ricevuto, Signore Dio nostro, guarisca in noi le ferite di quella colpa da cui, per singolare privilegio, hai preservato la beata Vergine Maria, nella sua Immacolata Concezione».
Credo di non sbagliare se dico che a tante persone non piace sentir parlare di privilegi: li associamo immediatamente all’idea di ingiustizia, pensiamo alle auto blu dei politici o agli alberghi gestiti dai religiosi che non pagano l’ICI…
Ma il “singolare privilegio” di Maria non è di questo tipo: Maria non ha avuto una vita privilegiata rispetto alla nostra. È vissuta in povertà, ha visto morire suo figlio, ha offerto tutta la sua esistenza non per realizzare i suoi progetti, ma per un progetto di Dio che riguardava gli altri, cioè noi.
Però, tra i tanti doni che Dio ci ha dato, ci ha donato anche questo: ci ha fatto vedere in Maria il modello dell’umanità rinnovata, il nostro punto di arrivo, come dice la seconda lettura della lettera agli Efesini. «[Dio] ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà.»
Certo, è prima di tutto Gesù il Figlio di Dio, l’uomo perfetto, santo e immacolato; ma lui è il Figlio unico di Dio: vero uomo, sì, ma anche vero Dio. Maria invece è “solo” una creatura umana, come noi, ma fin dall’inizio della sua vita è stata rivolta solo al bene. Questo non significa che non sia stata tentata: se è stato tentato Gesù, sarà stata tentata anche lei, ma non è mai caduta, ha sempre detto di sì a Dio.
Perciò noi oggi noi guardiamo a lei come al punto di arrivo del nostro cammino, come all’immagine di ciò che un giorno saremo anche noi: santi e senza più macchie nell’amore di Dio, un amore puro, oblativo, generoso.