La festa della Santa Famiglia di Nazareth fu istituita dal Papa Leone XIII alla fine del XIX secolo per dare un esempio e un impulso all’istituzione della famiglia. È quindi una festa un po’ particolare, che celebra non tanto uno degli eventi salvifici della vita di Gesù – come le più antiche feste cristiane – ma un tema particolare: la famiglia, appunto.
Quest’anno il Vangelo ci presenta una scena in cui sono presenti personaggi che hanno età diverse: il bambino Gesù, nato da poco; i suoi genitori, adulti; gli anziani Simeone e Anna.
Di ciascuno di loro si dice qualcosa che forse può essere utile sottolineare.
Del bambino Gesù si dice che cresceva e si fortificava, pieno di sapienza. Può sembrare scontato, ma credo che oggi non lo sia affatto. Per tanti motivi le nuove generazioni, i nostri ragazzi, spesso rischiano di non voler crescere e di non volersi rafforzare. Le attese sono alte, gli incentivi sono pochi, le difficoltà e le paure si accrescono a vicenda, la famiglia giustamente li protegge…
Crescere significa anche misurarsi con le difficoltà; per rafforzarsi è necessario l’esercizio, lo sforzo ripetuto, tanto nello sport come nel lavoro; la sapienza, di cui parla la Bibbia, non è tanto un accumulo di nozioni, quanto piuttosto un sapere di tipo pratico, un saper orientare la propria vita in tutti gli ambiti, e anche in questo l’esperienza gioca un ruolo insostituibile con il suo carico inevitabile di errori che nessun maestro, per quanto ascoltato con attenzione, può far risparmiare.
Crescere e rafforzarsi è il compito che le nuove generazioni sono chiamate ad accettare.
Di Maria e Giuseppe, gli adulti di questo brano, si dice che portarono il bambino Gesù al tempio per presentarlo a Dio. Infatti, ogni maschio primogenito apparteneva a Dio perché i primogeniti di Israele erano stati preservati dalla piaga della morte dei primogeniti in Egitto. Il primogenito di un animale doveva essere immolato, mentre invece un bambino doveva essere riscattato. Quindi Gesù viene riscattato – con due colombi, l’offerta dei poveri – perché viva: è il desiderio di ogni genitore, che i propri figli vivano, e per questo danno quello che hanno e quello che sono.
Giuseppe e Maria si sono presi cura del bambino Gesù. Prendersi cura – secondo me – è ciò che rende davvero adulti: responsabili per altri, a servizio di chi – come i figli – può contraccambiare unicamente con l’affetto e purtroppo talvolta neanche con quello. Maria e Giuseppe presentano il bambino al Tempio, consapevoli che quel figlio non appartiene interamente a loro, ma a Dio e alla sua vocazione, al suo futuro.
Non tutti gli adulti diventano genitori, ma sono comunque chiamati a prendersi cura, a essere responsabili, a mettersi a servizio della vita, magari della vita fragile in ogni suo aspetto.
C’è però anche un altro aspetto che deve essere nominato, anche se il Vangelo non lo esplicita, ma lo lascia sottinteso: Giuseppe e Maria si vogliono bene, ed è questo loro amore la base più forte che possono offrire alla crescita di Gesù. A un bambino non bastano il pane e le cure materiali, ma ha bisogno di crescere amato e non solo da ciascuno dei genitori individualmente, ma di sentirsi radicato anche nel loro amore reciproco. La famiglia deve essere un luogo di amore ed è responsabilità degli adulti garantire questo.
Infine, ci sono due anziani, Anna e Simeone. Lodano Dio e benedicono. In altre parole, sono pieni di gratitudine e di gioia per questo bambino che hanno visto.
A volte, per le prove che hanno vissuto e per la consapevolezza della morte che si avvicina, alcune persone anziane si inacidiscono, diventano chiuse, intrattabili e pessimiste. Più o meno inconsciamente invidiano quelli che hanno ancora la vita davanti, anche se magari a parole la denigrano mettendone in evidenza solo i lati negativi. Invece, invecchiare bene è un compito evolutivo importante, non solo per se stessi, ma anche per gli altri.
Simeone e Anna, infatti, sono anziani pieni di benevolenza. Non sono più adulti forti, non sono in grado di aiutare materialmente Maria e Giuseppe, ma pieni di Spirito Santo come sono, traggono dalla loro saggezza parole che li incoraggiano e che li illuminano sulla loro vocazione.
In certo qual modo, credo che il Vangelo di oggi ci dica che nella famiglia tutti hanno un compito e una missione, e che la famiglia li deve aiutare a portare a compimento questo compito e questa missione. Chiediamo perciò a Dio che benedica le nostre famiglie e che ci guidi a vivere bene i ruoli – a volte molteplici – che ciascuno di noi ricopre al loro interno.