Anche le letture della festa di oggi, l’Epifania, come quelle del Natale parlano di luce e di tenebre, di simboli luminosi nel buio, come la stella che guida i Magi a Betlemme. Vorrei soffermarmi in modo particolare sulla prima lettura che è il brano iniziale della terza parte del libro di Isaia, ma si ricollega agli oracoli della seconda parte, il cosiddetto “libro della consolazione”.
Comincia con queste parole: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere».
Il profeta si rivolge alla città di Gerusalemme che era stata privata dei suoi abitanti, condotti in esilio a Babilonia, e le promette che i suoi figli ritorneranno da lontano, scortati con tutti gli onori proprio dagli stessi re che li avevano deportati e accompagnati da doni preziosissimi, da ricchezze incalcolabili destinate a rendere splendidi il tempio e la città. Le navi arriveranno dal Mediterraneo e le carovane di cammelli dalla penisola araba portando animali per i sacrifici, oro e argento per adornare il tempio, profumi preziosi da offrire a Dio, legname pregiato e maestranze qualificate per ricostruire i palazzi che furono bruciati quando la città fu presa.
Mi viene spontaneo pensare che anche oggi ci vorrebbe un Isaia, un profeta per prometterci la consolazione. Ci vorrebbe una visione che ci desse coraggio e voglia di progredire nel bene.
Vorrei che la nostra gente potesse sentire più o meno questo:
«Non restare ripiegata sul tuo dolore, sui tuoi morti di Covid e sui tuoi problemi. Alzati, rivestiti di luce perché viene su di te una grande luce. I miliardi, le ricchezze dell’Europa giungeranno a te per creare un’economia virtuosa non più fondata sullo spreco, sullo sfruttamento delle risorse e delle persone e sull’accumulo dei rifiuti, ma sulla sostenibilità e sul rispetto delle persone e del pianeta. I tuoi figli più intelligenti che hanno dovuto emigrare per poter fare ricerca ritorneranno portando con sé un patrimonio di esperienza e di conoscenze che permetterà di guarire i malati, curare l’ambiente e migliorare la qualità della vita.
Le tue periferie degradate rifioriranno di bellezza; le tue strade non saranno più congestionate dal traffico, ma si riempiranno di pedoni e biciclette e l’aria tornerà pulita; nelle tue piazze non si vedranno più gli spacciatori perché i tuoi cittadini ricchi e i tuoi giovani non compreranno più la droga, ma spenderanno i loro soldi per favorire e godere l’arte e la bellezza.
Si faranno più bambini perché i giovani potranno trovare lavoro, casa e quindi la possibilità di sposarsi; le mamme avranno più aiuti e anche per i disabili ci sarà più inclusione.
I tuoi confini saranno aperti giorno e notte perché i popoli lontani non saranno più costretti a emigrare per fuggire alla guerra e alla miseria, ma verranno a te quanti desidereranno studiare e lavorare in pace, per il loro bene e per il tuo progresso».
Questo mi piacerebbe sentire, ma evidentemente non è ancora giunto il momento. Nessuno può prometterci questi beni con sicurezza, perché sono legati a cambiamenti così radicali che dovremmo chiamarli “conversione”. Il Papa Francesco e la dottrina sociale della Chiesa ci invitano ormai da anni a questa conversione, ma sembra che non siano ascoltati.
Tuttavia, come al tempo di Isaia, non ci sono solo tenebre nel mondo, ma anche segni luminosi di speranza: piccoli, magari, ma ci sono.
Anche i Magi che vanno a Betlemme per l’evangelista Matteo sono un segno, un piccolissimo anticipo dell’annuncio del Vangelo ai popoli pagani. Per ora sono solo poche persone, tre secondo la tradizione, che adorano il Signore Gesù, ma un giorno il Vangelo sarà annunciato a tutte le genti.
Così, oggi, comincia a emergere in alcune persone una sensibilità nuova.
Tra le nuove generazioni sta crescendo il desiderio di difendere l’ambiente e di vivere in modo sostenibile, e anche alcune industrie stanno avviando nuove tecnologie in questa direzione.
Nel nostro paese e nella Chiesa è vivo il volontariato, la solidarietà, l’attenzione alle persone svantaggiate. Proprio a contatto con queste realtà, nelle associazioni, in carcere, nelle residenze protette, sta crescendo uno stile di vita diverso, più inclusivo.
I nostri ragazzi più intelligenti vivono delle esperienze di studio all’estero, vengono a contatto con altri modi di vivere e di pensare, aprono la loro mentalità.
Gli immigrati, spesso temuti e sfruttati, e soprattutto i loro figli portano con sé anche idee e valori diversi dai nostri che modificheranno la cultura delle prossime generazioni.
Ci sono politici e amministratori che non pensano solo alla poltrona, ma cercano di promuovere il bene comune guardando al futuro.
Anche noi possiamo far parte di questo rinnovamento, incoraggiando e sostenendo le buone pratiche, partecipando alle buone iniziative, traducendo in piccole scelte concrete i valori del Vangelo.
La lotta tra la luce e le tenebre continuerà fino alla fine del mondo e questo vuol dire che la luce non sarà mai vincitrice prima della fine, ma nemmeno le tenebre potranno prevalere. Perciò, a ciascuno di noi il Signore dice: «Sii luce; non rassegnarti alle tenebre. Alzati, rivestiti di luce!».