Il rincorrersi delle feste una dopo l’altra mi costringe a offrire delle riflessioni non troppo meditate, o almeno non quanto vorrei, col pericolo di ripetere cose già dette. Ma si fa quel che si può.
I primissimi versetti del Vangelo secondo Marco li abbiamo letti in avvento; quelli del brano di oggi li seguono immediatamente, perciò siamo ancora all’inizio del Vangelo secondo Marco, nel primo capitolo, quando entra in scena Gesù.
Quando inizia una narrazione (e il Vangelo è prima di tutto un racconto, una narrazione) l’autore ci fa capire qualcosa del protagonista dal modo in cui lo fa entrare in scena.
Qui entra in scena niente meno che il Cristo, il Figlio di Dio, come è stato definito Gesù nel primo versetto del primo capitolo: come entra nel mondo questo personaggio? Scende direttamente dal cielo? Arriva in sella a un cavallo bianco, scortato da angeli o almeno da un esercito? Gli evangelisti Matteo e Luca, che scriveranno dopo Marco, raccontano che è nato da una vergine: non c’è male! Invece Marco, il primo a scrivere un Vangelo, dice semplicemente che venne da Nazaret di Galilea (un villaggio mai nominato nel Primo Testamento) e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. Pochi versetti prima aveva scritto che quello di Giovanni era «un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» e che quelli che andavano lì «si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati».
Il Cristo, il Figlio di Dio, entra in scena sottoponendosi a un rito di conversione per il perdono dei peccati: a prima vista, una scelta incomprensibile. Almeno Matteo aggiunge un dialogo in cui Giovanni protesta, dice che dovrebbe essere lui a ricevere il battesimo da Gesù, non il contrario. Marco, invece, niente. È vero che ai vv. 7-8 Giovanni dice: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo», ma poi al versetto seguente lo battezza né più né meno come tutti i peccatori che confessavano le loro colpe e nessuno si accorge che lui è diverso. Infatti, solo Gesù vede aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba; solo lui sente una voce venire dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».
Questa scena un po’ misteriosa si chiarirà un po’ alla volta con lo svolgimento della missione di Gesù: come ora si è immerso nelle acque del battesimo insieme a tutti i peccatori, così in tutta la sua missione andrà a cercare i peccatori, parlerà con loro, mangerà insieme a loro, si lascerà toccare da loro, farà amicizia con loro e alla fine morirà tra due malfattori.
Il suo essere Figlio di Dio non si manifesta con il distacco, separandosi dai peccatori (come cercavano di fare i farisei) ma andandoli a cercare, come un medico che cerca di soccorrere i malati, come un pastore che cerca di radunare le pecore disperse.
Come i medici e gli infermieri che in questi mesi si sono ammalati di Covid e sono morti, Gesù morirà travolto da quel peccato che è venuto a curare, ma proprio con la sua morte darà inizio a un contagio positivo, comincerà a guarire gli occhi, il cuore e le mani di tutta l’umanità che smetterà di aver paura di Dio e inizierà così a vivere una vita diversa. La Chiesa proclama: «Dalle sue piaghe siamo stati guariti»; «il suo sangue è il farmaco dell’immortalità».
Lo Spirito che oggi lo consacra per la sua missione sarà effuso sul mondo con il suo ultimo respiro, e si compirà la profezia di Giovanni: «Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo», cioè tutti saranno purificati non con l’acqua ma con una vita nuova, la stessa vita del Figlio di Dio.
Non sarà più la voce del Padre a proclamarlo suo Figlio, ma il centurione, il suo carnefice, il primo pagano convertito che riconoscerà: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!» (15,39).
Le icone bizantine mostrano Gesù immerso nelle acque del fiume Giordano che hanno un colore scuro, nero: simboleggiano la morte nella quale egli si immergerà per donarci la vita. Il suo battesimo annuncia già la sua morte e risurrezione, perché mescolandosi ai peccatori Gesù si è fatto nostro fratello, condividendo la nostra vita e la nostra morte. Perciò, è con il battesimo che noi diventiamo fratelli di Gesù e figli di Dio, unendoci alla sua morte e risurrezione.