Dopo la chiamata dei primi discepoli la narrazione evangelica continua raccontandoci il modo di agire di Gesù, concentrandolo tutta in una sola giornata – un sabato – a Cafarnao.
La prima azione di Gesù è l’insegnamento nella sinagoga al quale corrisponde una forte reazione da parte di un indemoniato. La cosa strana è che questo spirito impuro, a differenza di altri che troveremo più avanti nel Vangelo, fino a quel momento se ne stava tranquillo e probabilmente non si era mai manifestato prima. A quanto pare quest’uomo indemoniato frequentava tranquillamente la sinagoga al sabato, come tutti gli altri abitanti di Cafarnao, e come loro recitava le preghiere e ascoltava la parola di Dio e le spiegazioni degli scribi. Ma quando ha cominciato a sentire l’insegnamento di Gesù non ha più potuto tacere e parlando a nome di tutti si è messo a gridare: «Sei venuto a rovinarci!».
Chi ascolta per la prima volta questo Vangelo non sa ancora cosa ci sia di così sconvolgente nell’insegnamento di Gesù, ma noi sì: «Porgi l’altra guancia», «Perdona fino a settanta volte sette», «Amate i vostri nemici», «Chi non rinuncia a tutte le sue ricchezze non può essere mio discepolo», «Chi vuol essere grande tra voi diventi il più piccolo e il servo di tutti»… Chi di noi non ha mai pensato che è impossibile? Che se mettessimo in pratica alla lettera quest insegnamenti andremmo di sicuro in rovina?
Gli scribi di allora, come i preti di oggi, cercavano di rendere praticabili i comandamenti di Dio spiegandoli, applicandoli ai casi particolari e magari aggiustandoli un po’. Ma Gesù stupisce i suoi ascoltatori perché “parla con autorità”, cioè con forza e autorevolezza, senza timidezza o mezze misure: il suo insegnamento fa venire allo scoperto il nostro rifiuto della volontà di Dio e la nostra mancanza di fiducia in lui, cioè il nostro peccato. Per chi vorrebbe trovare una “giusta misura” di compromesso per “sentirsi a posto” con Dio, il messaggio di Gesù è inaccettabile e l’indemoniato di Cafarnao lo ha capito perfettamente.
Questo però non significa che Gesù sia venuto a caricare sulle nostre spalle un peso superiore a quello della Legge. Gesù non è venuto a condannare l’umanità: è venuto a salvarla. Il suo Vangelo è buona notizia di salvezza che ci annuncia la possibilità di entrare nel regno di Dio, rendendoci capaci di fare con gioia quel che prima ci sembrava impossibile. Perciò Gesù non butta fuori dalla sinagoga quell’uomo che protesta, ma fa tacere in quell’uomo e separa da lui ciò che si oppone al suo insegnamento. Nel Vangelo secondo Marco ci saranno altri esorcismi: si può dire che tutto il Vangelo è un esorcismo che mette a tacere e scaccia da noi quelle voci che si oppongono a Dio, e a volte sono tante.
Per questo l’ascolto della parola di Dio è più importante di tutte le pratiche di pietà: perché si può andare in sinagoga ogni sabato o in chiesa ogni domenica, si può perfino pregare e moltiplicare gli atti religiosi, ma se non diamo ascolto concretamente a quella parola che ha la forza di renderci liberi, restiamo sempre prigionieri di noi stessi e della mentalità di questo mondo.