Dopo aver letto nelle scorse domeniche il capitolo 10 del Vangelo secondo Marco, abbiamo saltato il capitolo 11 che racconta l’ingresso di Gesù in Gerusalemme e l’inizio delle controversie che lo porteranno ad essere condannato e ucciso. Le controversie continuano al capitolo 12: tutti cercano di tendere tranelli a Gesù per poterlo poi condannare, anche quelli che sono nemici tra loro come farisei, erodiani, sadducei… ma c’è anche qualcuno, uno scriba, che si avvicina a lui con buone intenzioni, disposto a capire.
In realtà, ogni vera comunicazione umana può avvenire solo all’interno di un’alleanza, di un accordo tacito ma reale: cercare di capire ciò che l’altro vuole dire, qual è il senso inteso da chi parla, non distorcere il senso delle sue parole. Non è necessario essere d’accordo, ma è indispensabile cercare di capire cosa sta dicendo l’altro.
Quando invece si polemizza, non ci si accorda nemmeno sulle cose più semplici e ovvie; si può distorcere il senso di tutto ciò che dice il proprio avversario per ridicolizzarlo e svalutarlo.
In questi ultimi anni vediamo accadere qualcosa che non è mai successo prima nella storia dell’umanità: si stanno moltiplicando enormemente le possibilità di comunicare, di scambiare informazioni. Con Internet possiamo interloquire potenzialmente con milioni di persone di tutto il pianeta, perché Internet è un potentissimo amplificatore: può veicolare ogni tipo di idee e di atteggiamenti, giusti o sbagliati, buoni o cattivi. Tuttavia, non è cresciuta di pari passo l’etica della comunicazione: oltre a persone attente e sensibili che cercano di comunicare con intelligenza ed empatia, ci sono purtroppo molti che gridano le loro “ragioni” (non solo in rete) compiacendosi della propria rabbia e violenza.
Infatti, anche per chi non usa la tastiera vale lo stesso ragionamento: per comunicare veramente bisogna un po’ limitare il proprio ego, ascoltare, impedirsi di voler dominare, accogliere ciò che dice il proprio interlocutore senza deformarlo…
Così torniamo alla domanda dello scriba: qual è il primo comandamento, il più importante?
Viene da dire che è l’amore a Dio e al prossimo, ma prima c’è un altro verbo all’imperativo: ascolta! Prima del fare c’è l’ascoltare. Per poter dare amore dobbiamo prima accorgerci dell’amore che abbiamo ricevuto. Per entrare in relazione con Dio e il prossimo non dobbiamo partire in quarta a fare qualcosa, ma dobbiamo prima accogliere l’iniziativa dell’altro.
L’amore a Dio e al prossimo è un’estensione di questo ascolto.
Dio cerca “un cuore che ascolta”, come quello che gli chiese Salomone (cf. 1Re 3,9). Gesù in casa di amici, a Betania, cercò questo ascolto: Marta non se ne accorse, solo Maria gli offrì un amore che ascolta.
Ma anche l’amore del prossimo richiede un ascolto non frettoloso, non giudicante, empatico. Non è sempre facile: non sempre gli altri comunicano in modo gentile e rispettoso, perciò viene spontaneo litigare o chiudere la comunicazione. Oppure discutere a non finire sulle idee, quando invece il problema è la relazione: Chi comanda? Mi vuoi bene? Mi riconosci? Le parole veicolano le idee, ma la voce trasmette i sentimenti, le ferite e la forza di una persona. Accettare di ascoltare anche persone ferite e arrabbiate richiede una grande carità.
Un discorso a parte è un certo tipo di dibattito politico sempre più comune: né le idee né i sentimenti hanno importanza, ma solo la strategia in vista delle prossime elezioni. Si dice che questo o quello è un bravo comunicatore perché è capace di catalizzare un consenso numeroso, ma in realtà non si tratta di vera comunicazione: sono meccanismi, automatismi senza anima, né creatività. Tutti restano sulle proprie posizioni di partenza, contenti di avere ragione a differenza dei propri avversari, stupidi e/o in malafede. Non tutti i politici sono così, per fortuna, ma è in atto un deterioramento del dialogo evidente, almeno a guardare il telegiornale.
L’ascolto vero è un’arte difficile, una scelta da rinnovare ogni volta, come fosse la prima. A chi è capace di ascolto Gesù dice: “Non sei lontano dal regno di Dio”.