La preghiera “Colletta” all’inizio della messa della solennità di tutti santi recita così: Dio onnipotente ed eterno, che doni alla tua Chiesa la gioia di celebrare in un’unica festa i meriti e la gloria di tutti i Santi, concedi al tuo popolo, per la comune intercessione di tanti nostri fratelli, l’abbondanza della tua misericordia”.
È una preghiera tipica della chiesa cattolica: le comunità protestanti non venerano i santi perché in senso stretto solo Dio è santo, “Tu solus sanctus”. Gli esseri umani possono solo partecipare, e solo parzialmente, alla santità di Dio. Inoltre, gli evangelici rifiutano l’idea del “merito”, perché tutto ciò che possiamo fare di buono è un dono gratuito di Dio, è frutto della Grazia.
Per molti aspetti hanno ragione: anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, ai nn. 2007-8 afferma: «Nei confronti di Dio, in senso strettamente giuridico, non c’è merito da parte dell’uomo.
Tra lui e noi la disuguaglianza è smisurata, poiché noi abbiamo ricevuto tutto da lui, nostro Creatore. Il merito dell’uomo presso Dio nella vita cristiana deriva dal fatto che Dio ha liberamente disposto di associare l’uomo all’opera della sua grazia. L’azione paterna di Dio precede con la sua ispirazione, mentre il libero agire dell’uomo viene dopo nella sua collaborazione, così che i meriti delle opere buone devono essere attribuiti innanzi tutto alla grazia di Dio, poi al fedele. Il merito dell’uomo torna, peraltro, anch’esso a Dio, dal momento che le sue buone azioni hanno la loro origine, in Cristo, dalle ispirazioni e dagli aiuti dello Spirito Santo».
Allora perché celebriamo la solennità di tutti i santi? Per più di un motivo.
Innanzitutto perché nei santi si manifesta la bellezza e la forza della redenzione. Se contempliamo affascinati uno spettacolo naturale o un’opera d’arte, nella vita e nelle opere dei santi, grandi e piccoli, contempliamo la bellezza dell’opera di Dio. Onorare la vita e l’opera dei santi non toglie niente alla gloria di Dio, anzi: ne mostra la forza e la bellezza nelle sue infinite sfaccettature. Anche se le opere umane, comprese quelle dei santi, sono sempre limitate, tuttavia non possono nascondere del tutto la loro origine divina. Dio è totalmente invisibile: possiamo contemplare qualcosa del suo essere nella sua azione creatrice, ma soprattutto nelle opere buone, secondo la parola di Gesù: «In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre» (Gv 14,12).
Il secondo motivo è il valore esemplare delle vite dei santi. Di fronte al male del mondo si può essere presi dallo scoraggiamento e diventare cinici, al punto di credere - come dicono a Roma - che “er più pulito c’ha la rogna”. È la forza negativa dello scandalo, dello scoprire il peccato, il marcio, anche là dove ci doveva essere il bene. Può condurre al pessimismo e alla paralisi della volontà. Invece, anche se il dono di santità posto negli uomini e nelle donne è un tesoro in vasi fragilissimi, è consolante e incoraggiante constatare che il bene è possibile, che i valori evangelici non sono irraggiungibili né riservati solo a pochi individui eccezionali.
Mentre onoriamo i santi, riceviamo l’incoraggiamento necessario a vincere tutto ciò che si oppone al Vangelo, fuori e dentro di noi. È vero che tutto viene dalla grazia, dal dono di Dio gratuito e immeritato, ma è anche vero che la nostra libertà è realmente interpellata per decidersi pro o contro il bene. Se dovessimo credere che la santità è solo per pochi eletti predestinati, una falsa umiltà ci potrebbe tranquillizzare mentre veniamo a compromessi con i nostri peccati. Invece la santità, l’adesione coraggiosa ai valori evangelici è possibile. L’umile consapevolezza dei nostri limiti e dei nostri peccati non ci deve far dimenticare la promessa del Signore che redime la nostra vita dal male e dalla morte per trasfigurarla a sua immagine. Perciò, anche se la santità della vita rimane interamente un dono di Dio, noi siamo chiamati ad accoglierlo e a camminare verso questa meta.
Infine, chiediamo l’intercessione e l’aiuto dei santi. È vero che Gesù Cristo è l’unico mediatore tra Dio e l’umanità, ma è anche vero che spesso chiediamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle di pregare per noi. La preghiera di intercessione reciproca è certamente gradita a Dio, più che se ognuno pregasse per se stesso: prendere a cuore i bisogni degli altri come fossero i nostri è un bellissimo modo di esercitare la carità, e chi ama di più riceve di più dal Signore. Ciascuno di noi è figlio di Dio e può presentarsi senza paura al Padre per esprimere le proprie richieste, ma la consapevolezza dei nostri peccati e quindi della nostra indegnità spesso ci pesa sul cuore.
Sapere che la nostra preghiera è sostenuta da quella disinteressata di tante sorelle e tanti fratelli ci riempie di fiducia e gratitudine.
Ringraziamo il Signore, che ci ha dato l’esempio e la compagnia dei santi.