Con questa domenica inizia un nuovo anno liturgico durante il quale leggeremo il Vangelo secondo Luca. Come sempre, cominciamo quasi dalla fine perché il tempo di avvento ci invita a leggere quei brani che parlano del ritorno glorioso del Signore alla fine del tempo, brani che si trovano negli ultimi capitoli dei Vangeli sinottici (Mt, Mc e Lc), immediatamente prima dei racconti della passione.
Rispetto ai brani paralleli degli altri Vangeli, Luca sottolinea maggiormente le reazioni umane davanti agli eventi catastrofici che annunciano la fine del mondo. Mentre infatti “vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia … per il fragore del mare e dei flutti”, quindi in tutto il cosmo, “gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere”. Non moriranno per quello che accadrà, ma per la paura e per l’ansia anticipatoria di quel che dovrà accadere. È risaputo che in genere il panico faccia più vittime degli eventi che lo originano: la paura induce scelte sbagliate, distruttive, proprio nel tentativo di salvarsi. Anche l’ansia può avere effetti molto negativi, estremamente concreti, anche se magari ciò che si teme poi non avviene.
Che cosa dice il Signore Gesù ai suoi discepoli, cioè a noi?
Ci dà tre ammonimenti. Il primo è: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (v. 28). “Alzate il capo” è come dire: “Non lasciatevi umiliare dagli avvenimenti, non subiteli passivamente”. Si abbassa la testa in segno di sconfitta o sottomissione, oppure si insacca la testa tra le spalle quando ci si aspetta di essere colpiti. Noi invece possiamo alzare la testa perché, anche se accadono cose brutte, il Signore è vicino e questa consapevolezza ci infonde coraggio. Nella prima Pasqua, mentre l’Egitto veniva colpito da dieci piaghe, per Israele la liberazione si avvicinava. A differenza degli antichi israeliti, lui non siamo schiavi in questo mondo e per molti aspetti ci sentiamo solidali con esso, perciò non possiamo gioire quando il mondo viene colpito da una piaga, come ad esempio la pandemia.
Però possiamo affrontare gli avvenimenti, anche quelli avversi, con la consapevolezza che il Signore ci è vicino e che ci libererà dal male, soprattutto dal peccato, dall’egoismo e dalla durezza di cuore.
Il secondo ammonimento del Signore dice: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita” (v. 34). Questo versetto indica tre modi di trascinare il cuore verso il basso (appesantire): mangiare esageratamente, ubriacarsi e perdersi negli affanni della vita, che per Luca indicano le cose di questo mondo, soprattutto le ricchezze. Infatti, quando si è presi dall’ansia è facile cercare un modo per anestetizzarsi, per non dover pensare: dissiparsi, cioè perdere il controllo di se stessi, del sonno e dell’alimentazione, cadere nell’uso compulsivo della televisione o di internet; ricorrere a sostanze che alterano la consapevolezza (non c’è più solo l’alcol); buttarsi a testa bassa nel lavoro o in qualche attività. Un po’ come il proverbiale struzzo che mette la testa sotto la sabbia. Cosa si deve fare, invece?
Ecco il terzo ammonimento che dice: “Vegliate in ogni momento pregando” (v. 36), come Gesù che nell’orto degli ulivi è rimasto sveglio e ha pregato, mentre i suoi discepoli cercavano di sottrarsi alla tristezza dormendo.
Mettere davanti a Dio le proprie ansie, guardarle alla luce della fede, magari – se si ha confidenza con la Scrittura – scegliere un salmo che esprima i nostri sentimenti e chieda l’aiuto di Dio…
Esprimere le proprie ansie le oggettiva e le ridimensiona un po’, ma soprattutto la preghiera ci ricorda che non siamo soli né abbandonati a noi stessi.
Il Signore ci ha preannunciato che il mondo finirà e finirà anche male, ma noi no: Dio non dimentica nessuno di noi. Nessuno di noi andrà perduto.