Come ogni anno, nella seconda domenica di avvento ci viene presentata la figura di Giovanni il battista, figura affascinante e anche un po’ misteriosa. Mi sono sempre chiesto: che cosa aveva di speciale quest’uomo, questo asceta seminudo, per attirare a sé tanta gente? Il suo messaggio era concentrato in pochissime parole e in un solo gesto: il battesimo, cioè l’immersione nel fiume Giordano. Perché tanti andavano a farsi battezzare da lui?
Qualcuno ipotizza che i Vangeli non ci abbiano raccontato la verità e che in realtà Giovanni fosse a capo di un movimento di liberazione nazionale, forse anche armato. Le poche notizie storiche extra bibliche che sono state tramandate su di lui non sostengono questa ipotesi. Giovanni era un leader religioso carismatico, un profeta disarmato e il suo seguito numeroso era motivato da due soli fattori: l’attesa di liberazione che era presente in Israele e la sua credibilità personale. Tutti e due questi fattori sono da ricondurre a un altro, più profondo, che abbiamo sentito nominare nel brano del Vangelo di oggi: la parola di Dio.
Da una parte, la parola di Dio aveva creato il popolo di Israele, gli aveva dato un’identità e una promessa: vivere libero nella propria terra. Per questo la dominazione da parte di una nazione pagana era sentita come inaccettabile, anche se i Romani non impedivano la libertà religiosa.
Dall’altra parte, il Vangelo dice che “la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria”. Era figlio di un sacerdote, quindi era anche lui un sacerdote, ma come Geremia era stato distolto da Dio dal suo ruolo naturale ed era stato destinato a un’altra missione. La gente percepiva che le sue parole venivano da Dio, che la sua parola era autorevole, era vera. Certo, l’attesa era tale che in altre occasioni la gente aveva seguito altri sedicenti messia, facendosi coinvolgere in ribellioni che erano state represse brutalmente. Perciò il criterio dei numeri del seguito di un profeta non è un criterio definitivo: ci sono e ci saranno sempre persone che emanano un fascino particolare e che attirano a sé molti seguaci, ma non sempre queste persone vengono da Dio e conducono a Dio. Un profeta vero, cioè uno che è stato mandato da Dio per portare un messaggio, lo si riconosce dalla coerenza personale e dall’efficacia della sua parola, e tutti e due questi criteri hanno bisogno di tempo.
Giovanni era un profeta vero: la sua parola si è realizzata e lui stesso ha pagato con la vita la sua testimonianza. Tanti lo cercavano e si sottoponevano al suo battesimo perché riconoscevano che la sua parola veniva da Dio: era vera e indirizzava a una vita migliore, più giusta; faceva diventare persone migliori, più giuste. Soprattutto ristabiliva nella relazione con Dio.
Oggi la situazione è molto diversa da quel tempo. Ci sono persone che cercano Dio e magari fanno tanti chilometri per andare da qualcuno che ritengono molto vicino a Dio: un/a veggente, un confessore, una comunità… Però ce ne sono anche molte altre che sembrano non sentire nessun richiamo, sembrano indifferenti. Il Vangelo sembra aver perso molta della sua attrattiva presso le nuove generazioni, ma forse è più giusto dire che è la Chiesa a declinare. Probabilmente i peccati e gli scandali dei pastori hanno influito moltissimo su questa tendenza, come pure i cambiamenti avvenuti nella società, ma credo che non dobbiamo avere paura per il Vangelo: Dio ha molte più risorse di quel che immaginiamo! Troverà sempre il modo di raggiungere il cuore e la mente delle persone. Non gli servono stratagemmi, tecniche o iniziative particolari: in Giovanni il battista ci ha mostrato che si serve piuttosto della debolezza e della povertà, quella debolezza e povertà che sta cominciando a farci sperimentare, sottraendo alla sua Chiesa la forza dei numeri, dei soldi e
del potere. Si serve della sua parola e di coloro che vivono “sotto” di essa, cioè obbedendole umilmente e generosamente.
Ogni spoliazione è faticosa e dolorosa, specialmente quelle che non abbiamo scelto noi ma che ci sono imposte dalla vita, dalla storia e dagli altri. Tuttavia, dietro gli avvenimenti apparentemente casuali o perfino dietro le azioni generate dalla cattiveria umana, è la mano di Dio quella che guida la storia al suo compimento.
Il Signore ritornerà, il Signore viene: se non potremo offrirgli grandi opere, offriamo noi stessi nella povertà e nell’umiltà.