Tradizionalmente la terza domenica di avvento è chiamata Domenica “Gaudete”, perché in latino l’antifona di ingresso inizia proprio con questa parola: “Gaudete in Domino semper: iterum dico, gaudete. Dominus enim prope est”; “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi. Il Signore infatti è vicino” (Cf. Fil 4,4.5). I paramenti del sacerdote oggi sono di colore rosaceo proprio a indicare la gioia che deve caratterizzare questa liturgia e questo giorno.
Credo che questo invito giunga quanto mai opportuno nel tempo che stiamo vivendo, tempo di pandemia che ha fatto molte vittime, ha ridotto le occasioni e le modalità di incontro, ha incattivito gli animi nelle polemiche sui vaccini e sulle altre misure di contenimento del virus. La gente, specialmente i giovani, non vede l’ora di tornare alla cosiddetta normalità, alla possibilità di frequentare senza restrizioni i luoghi dove ci si diverte, magari anche con qualche eccesso.
E questo ci porta ad allargare la riflessione: per divertirsi è proprio necessaria la trasgressione, lo “sballo”, gli eccessi? Anche al di fuori di questo tempo particolare la Chiesa è sempre stata sospettata e accusata di essere nemica della gioia, del divertimento, della festa: la Chiesa è vista da molti come l’arcigna custode della vita “seria”, degli impegni, del dovere. Quando è coerente con questa immagine, la Chiesa è rispettata, ma non amata; considerata, ma non ricercata.
Cosa ci dice a questo proposito la festa di oggi?
Innanzitutto che la gioia è essenziale anche alla vita spirituale: si possono stringere i denti nei periodi difficili, si può tenere duro per un po’, ma non si può andare avanti sempre e solo con la forza di volontà. La gioia è la nostra meta finale: siamo fatti per la gioia e quindi abbiamo bisogno di sperimentarla anche durante il nostro cammino. Ne abbiamo bisogno al punto che San Paolo ordina ai Filippesi di rallegrarsi sempre. A noi può sembrare un controsenso: come si può ordinare di rallegrarsi? La gioia non dovrebbe essere spontanea? In parte è vero, ma per essere nella gioia bisogna anche volerlo: accorgersi del bene che c’è nella nostra vita e ringraziare per esso; aver cura delle occasioni e delle condizioni per gioire; respingere le tentazioni di immusonirsi; coltivare buone relazioni con gli altri.
Tutto questo non c’entra niente con gli eccessi dello sballo: chiunque abbia un po’ di esperienza di vita sa che l’eccitazione dei sensi è piacevole, ma dopo un po’ non basta più. Rincorrere una stimolazione sempre più forte porta all’autodistruzione, in un modo o nell’altro. È ovvio che i giovani vogliano fare – come si dice – “le loro esperienze”, a volte anche pericolose per sé e per gli altri, ma non è quella la vera gioia e prima o poi se ne accorgono.
La gioia è personale, intima, eppure è più grande quando è condivisa con altri. La gioia si prova quando si raggiunge un risultato o si esaudisce un desiderio, quindi può essere il punto di arrivo di un percorso più o meno lungo, ma può anche essere l’effetto di qualcosa di bello e inatteso che ci succede o ci viene regalato. A volte la gioia sembra essere senza motivo apparente: si avverte un senso di pienezza, di completezza e ci si sente pieni di gratitudine solo perché ci siamo. È una gioia che può coesistere anche con situazioni di vita difficili e disagiate, non dipende dallo stare bene o dal piacere e non può essere prodotta da noi: la si riceve.
Che cosa ha a che fare questa gioia con l’avvento? Tutto. Il tempo dell’avvento ci aiuta a ricordare che non siamo soli, che il Signore è con noi, che è lui la nostra gioia.


Lodi di Dio altissimo (San Francesco, FF 261)
Tu sei santo, Signore solo Dio, che compi meraviglie.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza,
Tu sei giustizia e temperanza,
Tu sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede,
Tu sei la nostra carità, Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.