Questa è l’ultima domenica di avvento. Dopo Giovanni il battista la liturgia ci propone di meditare su Maria, la madre di Gesù.
L’evangelista Luca è quello che più di tutti gli altri evidenzia il ruolo positivo delle donne nella vita e nel ministero di Gesù, e tra tutte le donne, mette in luce particolare la figura di Maria.
Dopo l’annunciazione Maria va a trovare la sua parente Elisabetta che la accoglie con parole dense di significato. In ogni lingua esistono dei modi per rivolgersi con particolare rispetto alle persone con le quali non si è in confidenza: in italiano diamo del lei, qualcuno addirittura del voi.
Anche le lingue che danno solo del tu, come l’inglese, usano formule appropriate per esprimere considerazione e rispetto: non ci si rivolge a una duchessa nello stesso modo in cui ci si rivolge a un’amica. Al tempo di Gesù in Israele ci si rivolgeva alle persone importanti con formule di rispetto come quella che abbiamo ascoltato nel Vangelo di oggi. Elisabetta si rivolge a Maria non come a una parente più giovane, ma nello stesso modo in cui potrebbe rivolgersi a una regina del suo tempo: «A cosa devo questo onore? A cosa devo che la madre del mio signore (del mio re) venga a trovarmi?». Ho scritto ‘signore’ con l’iniziale minuscola perché in quel momento Elisabetta non sa ancora che Maria è la madre del Figlio di Dio: ha capito – ed è già molto – che Maria è la madre del Re-Messia. Nel Primo Testamento la moglie del re non era molto importante: poteva anche essere ripudiata e sostituita con un’altra, o potevano essere molte, come le mogli di Salomone. La vera regina, quella importante, era la madre del re, come Betsabea: a lei venivano tributati onori speciali, come sedere alla destra del re (cf. Sal 44,10).
Con le parole che mette in bocca a Elisabetta, l’evangelista Luca ci invita ad avere il massimo rispetto e la massima considerazione per la madre del Messia che si scoprirà essere la madre del Signore in un senso ancora più profondo: la madre del Figlio di Dio. Siamo invitati a onorare Maria perché ha messo tutta se stessa a disposizione di Dio: liberamente e con fede ha dato tutta la propria vita e la propria persona; ha voluto essere e fare tutto e solo ciò che Dio voleva da lei. Non c’è discepolo più grande di lei.
Confesso che quando ero giovane ho fatto fatica a comprendere la devozione a Maria: la Scrittura infatti afferma senza mezzi termini che «uno solo è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (1Tm 2,5). Ma alla missione di Gesù Maria si è unita con tutta se stessa fin dal primo momento, si è consegnata senza riserve, ha dato tutta se stessa come nessuno degli apostoli e degli altri discepoli e discepole ha saputo fare. In certi momenti della sua vita, quando la volontà di suo figlio e di Dio si è fatta difficile da capire e da accettare, Maria ha dovuto crescere nell’obbedienza, ma nell’amore no: non poteva amare più di quanto già amava. Se la caratteristica principale dei discepoli di Cristo è la carità, l’amore oblativo, Maria è il modello di ogni discepolo. Le rappresentazioni più antiche e più comuni di Maria nell’arte infatti ce la mostrano così: una madre piena di tenerezza che tiene in braccio suo Figlio ma guarda noi, non lui, oppure guarda lui ma nello stesso tempo anche noi. Come madre sostiene il Figlio, lo porta, magari lo allatta, ma non si chiude nel rapporto con lui, non ci esclude: ce lo offre.
Nel racconto dell’evangelista Luca, Elisabetta è ricolmata di Spirito Santo e per questo riesce a comprendere per prima la grandezza di Maria, la sua fede, la sua umiltà, la sua dedizione. Solo sotto l’azione dello Spirito Santo, infatti, si può comprendere la regalità di Maria, il suo amore e la sua missione, perché agli occhi del mondo era una persona come tante altre, senza particolare importanza, ma per Dio è la madre del suo Figlio e immagine della Chiesa.
È quasi ovvio che non basta onorare Maria con le nostre espressioni di devozione, ma vale anche per lei quel che Gesù ha detto di sé: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21). La fede e la dedizione di Maria sono offerte alla nostra contemplazione perché comprendiamo che la vera gioia si trova solo quando ci si offre completamente a Dio, come ha fatto lei.