Oggi la chiesa celebra la festa della Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Può sembrare un po’ strano, dato che Gesù si è sempre mostrato critico nei confronti della famiglia, almeno della famiglia del suo tempo. Infatti, la famiglia era di tipo clanico: era composta da molte coppie con figli sotto l’autorità di un patriarca. La famiglia decideva tutto: il lavoro che una persona doveva svolgere, chi e quando si doveva sposare… tutto. Per questo Gesù, quando i suoi familiari andarono a cercarlo per riportare a casa quel membro della famiglia che rischiava di disonorarla, disse che la sua vera famiglia era quella composta da coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica. E a quel tale che aveva chiamato a diventare discepolo e che promise che l’avrebbe seguito, ma che prima sarebbe andato a salutare suo padre e sua madre, Gesù rispose che chi pone mano all’aratro e poi si volta indietro non è adatto al regno di Dio.
Allora perché festeggiamo la Santa Famiglia di Nazareth? Come dice la preghiera colletta all’inizio della messa, chiediamo a Dio che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore che furono nella Santa Famiglia. In modo speciale la virtù del rispetto dei figli che appartengono a Dio e alla loro vocazione, molto più che ai legami di sangue. Nella specie umana, rispetto a tante altre specie animali, i piccoli crescono a lungo all’interno della famiglia: l’accudimento e l’educazione durano molto a lungo. La famiglia è al servizio di questa crescita che è chiamata a sfociare, da parte dei figli, nel trovare la propria vocazione, il proprio posto nel mondo seguendo la chiamata di Dio. La famiglia può “solo” favorire questo processo, può “solo” predisporre le condizioni perché questo avvenga: l’accoglimento della propria vocazione, infatti, è affidato unicamente alla libertà della persona. Ma questo lavoro di predisposizione, di preparazione, richiede tantissima dedizione e un grande rispetto. I figli non sono chiamati a soddisfare i sogni o i progetti dei loro genitori, o peggio ancora a riscattare le loro sconfitte e le loro frustrazioni. I figli devono fare la loro strada e la fede ci dice che solo accogliendo in obbedienza a Dio la propria vocazione potranno trovare veramente se stessi.
Purtroppo la cronaca, anche in quest’anno che si chiude, ci racconta di tanti femminicidi e di tante violenze all’interno della famiglia, segno di un malsano istinto di possesso delle persone le une sulle altre. Ma anche senza arrivare a questi estremi, è purtroppo facile prevaricare sui membri della propria famiglia. Invece la famiglia deve essere il luogo in cui si coltiva un rispetto
sacro per tutti i suoi membri.
La festa di oggi chiede anche che la famiglia sia protetta da ciò che la minaccia: non tanto e non solo da modelli fuorvianti, ma soprattutto da ciò che le impedisce di svolgere la propria missione, quindi da condizioni socioeconomiche che rendono difficile avere dei figli e crescerli con serenità.
Lo Stato e la politica hanno grandi responsabilità nei confronti della famiglia: dobbiamo pregare e fare tutto quel che è necessario perché le famiglie possano avere dei figli e offrire loro le condizioni per poter seguire la loro vocazione, diventando quel che sono chiamati a essere.