Oggi la chiesa celebra la festa di Maria, madre di Dio, ma anche la giornata mondiale della pace e, come dice il Vangelo, l’imposizione del nome di Gesù otto giorni dopo la sua nascita. È il tentativo di “cristianizzare” il capodanno, ma forse lo possiamo celebrare anche noi senza sensi di colpa, anzi: con buoni motivi.
La fine di un anno e l’inizio di un anno nuovo è una data convenzionale: nei fatti concreti non c’è nulla che renda questo giorno diverso da tutti gli altri se non la sua posizione nel calendario.
Tuttavia, soggettivamente abbiamo bisogno di punti di riferimento nel tempo per capire come stiamo camminando in questo mondo, se stiamo avanzando o tornando indietro, se andiamo da qualche parte o gironzoliamo a casaccio. Il capodanno può essere un’occasione buona, anche con i suoi riti tipici della nostra cultura: illuminare la lunga notte invernale che d’ora in poi si va accorciando; bruciare la “vecchia”, cioè quel che ci vogliamo lasciare alle spalle; condividere cibo e bevande tra amici; farsi gli auguri per il futuro e sopportare la lettura degli oroscopi che – chissà perché? – non prevedono il male per nessuno, al massimo “delle difficoltà che i nati di questo segno sapranno trasformare in opportunità con la loro tipica caparbietà” (o genialità, o creatività, o qualcos’altro). I problemi e i dolori purtroppo, prima o poi, arrivano per tutti, ma all’inizio dell’anno preferiamo pensare che “andrà tutto bene” come ci siamo ripetuti tante volte durante la pandemia. Qualcuno dice, forse giustamente, che l’ottimismo è un pallido surrogato della speranza cristiana: questa è fondata sulla fede e quindi sulle promesse di Dio, mentre quello non ha nessuna garanzia. Eppure un pizzico di ottimismo ci vuole nella vita, altrimenti non ci si alza neppure dal letto alla mattina. Forse non è necessario pensare che andrà tutto bene, ma almeno che non andrà tutto male, che il lavoro serio, onesto e costante alla fine paga, che sarà possibile trovare qualche aiuto, che non siamo gli unici a cercare il bene… Perciò è bello farsi gli auguri e forse possiamo lasciar dire che per i nati in questo o quel segno (tutti: neonati, novantenni, sani e malati, ricchi e poveri…) “sarà un anno con diverse sorprese e alcune opportunità da cogliere al volo, ma dopo aver riflettuto”. Sono banalità o al massimo sentenze di buon senso, ma è come dire: “Dai, affronta anche quest’anno: ce la puoi fare”.
Quest’anno allora mi lascio contagiare anch’io dall’atmosfera un po’ pagana di questa festa e prendo in prestito un pensiero non dalla sacra scrittura o dalla liturgia, ma da un resoconto che non è propriamente né religioso né scientifico, ma si colloca in una zona intermedia un po’ sospetta. Mi è capitato infatti, curiosando in Internet, di leggere il resoconto di un’esperienza di pre-morte. Non so se siano vere, ma ormai ci sono moltissime testimonianze di persone che erano state date per morte (così dicono) ma poi si sono svegliate e hanno raccontato ciò che hanno “visto” e “sentito”. Una di queste raccontava appunto di aver avuto un incidente stradale e di aver visto passare davanti a sé tutta la sua vita. Subito dopo ha incontrato un essere luminoso che le ha chiesto: “A chi hai voluto bene?”.
Questo genere di testimonianze è talmente soggettivo che non possiamo dire in alcun modo se siano vere oppure no, ma la domanda che questa persona si è sentita rivolgere è perfettamente in armonia con il messaggio evangelico.
Forse è meglio non aspettare la fine della vita per chiederci: “A chi ho voluto bene?”. Possiamo chiedercelo alla fine dell’anno, o meglio ancora alla fine di ogni giornata: “A chi ho voluto bene?”.
Certamente si tratta di un bene non solo affettivo: al capitolo 25 del Vangelo secondo Matteo si dice che alla fine del mondo il Cristo dirà a ciascuno di noi: “Ho avuto fame, sete, ero forestiero, nudo, malato o in carcere: mi hai aiutato o no?”. Però tutte queste azioni devono essere compiute per amore: le opere non devono restare fredde e senza amore, e così pure l’amore non deve restare inoperoso.
Ecco, alla fine del 2021 e all’inizio del 2022 facciamoci gli auguri e speriamo che la pandemia finisca presto, ma soprattutto chiediamo a Dio di fare buon uso del tempo che ci concede, e sarà buono tutto il tempo speso per amare.