Oggi celebriamo la festa dell’Epifania come una festa distinta dal Natale, ma in origine era la stessa festa celebrata in due date e in due luoghi diversi: a Roma, in Occidente, il 25 dicembre; nelle Chiese orientali il 6 gennaio. Anche i nomi della festa sono diversi: noi la chiamiamo Natale, cioè “nascita”, mentre invece gli ortodossi l’hanno chiamata Epifania, cioè “manifestazione”.
Infatti in questo giorno anticamente si leggevano tre passi del Vangelo: la manifestazione del Bambino ai Magi, rappresentanti dei popoli pagani; le nozze di Cana, nelle quali Gesù “manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (Gv 2,11); il battesimo di Gesù (che noi oggi celebriamo la domenica successiva) nel quale Giovanni il battista lo manifestò come l’agnello (o il servo) di Dio, venuto a prendere su di sé il peccato del mondo.
Oggi noi contempliamo in particolare l’adorazione dei Magi. In un libro che purtroppo non trovo più, una volta ho trovato una lettura molto originale di questa scena. La tradizione dei presepi raffigura i tre Magi non soltanto con caratteristiche somatiche di tre diversi continenti, ma anche come uomini di tre diverse età. Il più giovane a volte viene ritratto mentre bada ai cammelli e ai cavalli: oggi forse penserebbe alle motociclette o alle automobili. Quello di mezza età, molto concretamente, tiene tra le mani i doni preziosi da presentare ai genitori del bambino. Invece quello più anziano ha le mani libere e si inginocchia per adorare e guardare da vicino il bambino.
Mi sono ritrovato in questa lettura: corrisponde abbastanza al modo in cui ho vissuto il mio ministero. Quando ero giovane prete ero preoccupato soprattutto di trovare i mezzi più efficaci per l’evangelizzazione. Non è una preoccupazione sbagliata, ma come diceva don Lorenzo Milani, se un prete stupido si compra la moto per arrivare più velocemente nei luoghi in cui svolgere il suo ministero, il risultato è che la moto trasporta più velocemente qua e là uno stupido. Insomma: i mezzi sono importanti, ma fino a un certo punto.
Nella maturità sono diventato parroco e, come sapete, mi sono dovuto occupare del restauro di questa chiesa, con gli occhi di tutti addosso perché è la chiesa più antica della nostra città.
Amministrare bene i beni della Chiesa significa amministrarli con onestà e trasparenza perché servano all’evangelizzazione e al bene comune ed è un compito molto importante, ma non è qui il cuore del Vangelo. Il cuore del Vangelo è il Signore Gesù: è lui che dobbiamo raggiungere con tutti i mezzi a nostra disposizione; è lui che dobbiamo cercare nelle nostre occupazioni quotidiane; è lui che illumina il nostro cammino perché possiamo cercarlo e trovarlo.
Ovviamente, la nostra vita non è fatta a settori, a compartimenti stagni: in ogni età e passaggio c’è un po’ di questo e un po’ di quello, ma è abbastanza vero che un po’ alla volta la vita ci porta all’essenziale, che è voler bene alle persone che ci sono vicine. Nei nostri anziani più anziani, che a poco a poco perdono quasi tutte le loro capacità e le abilità, vedo che alla fine resta solo questo: il loro amore.
I Magi sono il simbolo della ricerca del bene che abita il nostro cuore e la loro storia contiene una promessa: è il Signore che guida il nostro pellegrinaggio, ed è lui che alla fine si farà trovare, anche da chi sembrava più lontano.