Anche se non potrò presiedere l’eucaristia domenicale e quindi non potrò predicare, offro ugualmente una riflessione sul Vangelo di questa quinta domenica di quaresima.
Il brano si trova nel Vangelo secondo Giovanni, ma gli esperti ritengono che sia stato scritto da Luca. Cosa ci fa un brano di Luca nel Vangelo secondo Giovanni? Sembra che purtroppo il brano sia stato “stracciato” dai codici più antichi perché ritenuto “scandaloso”. Quando poi ci si pentì e si decise di rimetterlo a posto, non ci si ricordava più da dove era stato tolto.
È un’ipotesi, certo, ma molto probabile: l’adulterio era un peccato ritenuto “imperdonabile” dalla Chiesa primitiva. Questo episodio in cui Gesù perdona un’adultera metteva in crisi i custodi dei valori non negoziabili di allora. “Come andremo a finire – si saranno detti – se anche gli adulteri possono essere perdonati? Che ne sarà del valore della famiglia?”. Così, per difendere i principi, sono arrivati al gesto blasfemo di stracciare il Vangelo.
Oggi nessuno straccerebbe il Vangelo: sarebbe scandaloso, ma la durezza di cuore che ci fa dire “misericordia sì, ma fino a un certo punto; sì, ma a certe condizioni”, non è morta. Il Vangelo dice molte cose che ci sembrano impossibili: “amate i vostri nemici”, “io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra”, “perdonate settanta volte sette”… Abbiamo imparato che non occorre strappare il Vangelo: basta ignorarlo, oppure, se si è un po’ più bravi, interpretarlo a modo nostro.
Riguardo all’adulterio nessuno si scandalizza più: sono faccende personali, si dice.
Oggi sono altre le situazioni che ci pongono dilemmi di coscienza: per esempio la guerra e la decisione di fornire o no armi ai belligeranti.
Papa Francesco ha detto il 24 marzo scorso: “Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono impegnati a spendere il due per cento … del Pil nell’acquisto di armi, come risposta a questo che sta succedendo adesso. La pazzia! La vera risposta, come ho detto, non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo ormai globalizzato – non facendo vedere i denti, come adesso –, un modo diverso di impostare le relazioni internazionali”. Sono sicuro che molti lo ritengano un discorso bello, nobile, ma utopistico, irrealizzabile. Eppure la pace e la vita, ogni vita, sono certamente valori non negoziabili, ma in questo caso si invoca il “realismo”. Lo capisco benissimo: il Vangelo sembra bello ma inapplicabile, così come per secoli e millenni è sembrata impossibile l’abolizione della schiavitù, la parità di diritti delle donne, l’inclusione sociale dei malati psichiatrici, i diritti umani dei carcerati e altro ancora, ma “una cosa è impossibile finché qualcuno non la fa”, diceva Nelson Mandela. Ci vorrebbe coraggio, decisione e pianificazione.
Martin Luther King diceva: “Noi dobbiamo usare le nostre menti per pianificare la pace in modo altrettanto rigoroso di quanto abbiamo fatto finora per pianificare la guerra”. Invece finora non vi è stato alcun investimento per impedire la guerra, ma solo per prepararla. Investire il denaro in riconversione delle fabbriche di armi, nei corpi civili di pace, in forze di interposizione come l’ONU, anche armate, ma con lo scopo di bloccare le azioni violente… Non sarebbe realismo?
Paolo VI scriveva nel 1975: “La Chiesa non può accettare la violenza, soprattutto la forza delle armi — incontrollabile quando si scatena — né la morte di chicchessia, come cammino di liberazione, perché sa che la violenza chiama sempre la violenza e genera irresistibilmente nuove forme di oppressione e di schiavitù più pesanti di quelle dalle quali essa pretendeva liberare” (E.N. 37). Le stesse cose le avevano dette i suoi predecessori e le hanno dette i suoi successori. Da più di un secolo i Papi si oppongono alla guerra, ma non vengono ascoltati perché non sono realistici.
Questa guerra finirà, speriamo presto, ma non sarà l’ultima. Anzi: se si aumenta la spesa per gli armamenti (sottraendola a tutto il resto: sanità, istruzione, servizi, infrastrutture) aumenterà la probabilità di nuovi conflitti.
Credo che oggi siamo tutti benevolmente d’accordo con le parole di Gesù che hanno fatto cadere i sassi dalla mano di quei giustizieri. Forse tutti vorremmo che cadessero di mano anche le armi, ma prima quelle degli aggressori. Non succederà: sono tutti intelligenti e realisti, compresi i patriarchi. Sanno che in caso di necessità il Vangelo si può stracciare.