È proprio vero che non si finisce mai di imparare: quest’anno per la prima volta ho letto un commento a questo brano del Vangelo che mi ha fatto finalmente capire una frase ascoltata più di mille volte. La frase è: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
“Ricevete lo Spirito Santo” più o meno si capisce: forse meno, perché indica una vera e propria trasformazione dovuta alla presenza di Dio in noi, una trasformazione di cui spesso non siamo consapevoli perché non irrompe in modo violento, non si impone, ma cresce gradualmente e ci rende un po’ alla volta più simili a Cristo, se non opponiamo resistenza.
Ma poi c’è la frase che non ho mai capito: «A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi non perdonerete, non saranno perdonati». Per me è sempre stata un enigma. Se Gesù si fosse fermato alla prima parte («A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati») non avrei avuto nessuna perplessità: il Risorto dona ai suoi discepoli il potere di perdonare i peccati come lui ha perdonato, sempre, alle persone che ha incontrato. Non abbiamo nessun esempio di situazioni in cui Gesù ha deciso di non perdonare, tranne forse quelle situazioni in cui erano i suoi avversari a rifiutare di aprirsi alla richiesta di perdono, opponendosi a lui ostinatamente: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane» (Gv 9,41); «In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna», poiché dicevano «È posseduto da uno spirito immondo» (Mc 3,28-30). Il linguaggio di questo brano può essere un po’ inusuale per le nostre orecchie, ma il senso lo si coglie ugualmente: pur vedendo i miracoli e la misericordia di Gesù, i suoi avversari lo accusavano, contro l’evidenza, di essere indemoniato, chiudevano gli occhi e “si accecavano” da se stessi. A quel punto, nulla poteva più convincerli e quindi non potevano chiedere e ottenere il perdono.
Dunque, Gesù non rifiutava il perdono: al massimo c’erano alcuni che non lo volevano. Perché allora dice ai suoi discepoli: «a chi non perdonerete, non saranno perdonati»? Nella Bibbia spesso si usa la forma passiva per non nominare il nome di Dio, perciò la frase “non saranno perdonati” significherebbe “Dio non li perdonerà”. Ma come è possibile? Può Dio sottomettere la sua infinita capacità di perdono alla decisione di uomini che spesso sbagliano nel giudicare? E perché Gesù affiderebbe ai suoi discepoli il mandato di perdonare o di non perdonare, quando lui stesso ha solo perdonato?
Ecco che finalmente ho trovato in un commento una risposta che mi convince: accordando il potere di rimettere i peccati, il Risorto affida una responsabilità ai discepoli. Non è un potere sulle persone, così che uno decida arbitrariamente se perdonare o meno. Non perdonare non è un potere spirituale, ma un peccato! Le parole di Gesù sono un avvertimento: “A chi non rimetterete i peccati resteranno non rimessi”. Vale a dire: “Sarà vostra responsabilità se il peccatore non sarà liberato dalla prigione del male che ha commesso, se continuerà a rimanere schiacciato dal suo passato. Io non ho fatto così”: Gesù questo non lo dice apertamente, ma è come se lo avesse detto quando ha mostrato le mani e il fianco feriti. Gesù mostra le ferite che gli ha procurato il suo amare fino alla fine; mostrando il suo corpo ferito, fa vedere ai discepoli quali conseguenze può provocare il non amore, il non riconoscere e il non credere all’amore. Ma chi ama non rimprovera gli altri per le ferite che gli sono state inflitte: a questo risponde ancora con l’amore. Gesù insegna ai discepoli ad amare nello stesso modo, cioè perdonando: mostrando mani e fianco, fa delle ferite ricevute un dono, il perdono.
Oggi la Chiesa celebra la domenica della divina misericordia, una festa voluta e istituita da San Giovanni Paolo II nel 2000. Il motivo per cui questa festa è stata collocata proprio in questa domenica è evidente: il brano del Vangelo di oggi, che non cambia mai nel ciclo triennale delle letture festive, ci annuncia contemporaneamente la misericordia di Dio manifestata in Gesù e la missione della Chiesa, missione di misericordia e non di condanna, di perdono e non di giudizio.
Possa la Chiesa mostrarsi sempre al mondo come operatrice di pace e di riconciliazione, non come giudice, e ci conceda il Signore di manifestare con la nostra vita almeno un raggio della divina misericordia per non tradire la missione che ci è stata affidata.