Il brano del Vangelo di questa domenica è tratto dall’ultimo capitolo del Vangelo secondo Giovanni, un capitolo che è stato aggiunto dopo la morte di Pietro e dopo la morte del “discepolo che Gesù amava”, perché si era sparsa la voce che quel discepolo non sarebbe morto prima del ritorno del Signore. Invece il discepolo era morto e il Signore non era tornato, perciò la comunità ha dovuto aggiungere questo racconto – tramandato oralmente – per chiarire che il Signore non aveva promesso che il discepolo non sarebbe morto.
All’inizio di questo capitolo c’è un particolare sul quale finora non avevo riflettuto abbastanza. Si trovano insieme sette discepoli: cinque apostoli e altri due discepoli anonimi. E sono in Galilea, probabilmente a Cafarnao, a casa di uno di loro, forse di Pietro, perché prendono la decisione di andare a pescare e non devono chiedere a nessuno una barca in prestito.
L’evangelista dice che questa era la terza apparizione del Risorto, dopo le prime due nel cenacolo a Gerusalemme. Matteo dice in effetti che Gesù risorto ordinò ai discepoli di andare in Galilea, mentre Luca negli Atti degli Apostoli sembra riportare un ordine opposto, di non allontanarsi da Gerusalemme (cf. At 1,4), anche se forse quest’ordine viene dato più tardi. Secondo Luca Gesù apparve ai discepoli per quaranta giorni, e Paolo dice che una volta apparve a più di cinquecento discepoli riuniti insieme. Insomma, il Nuovo Testamento afferma con assoluta certezza che Gesù è risorto ed è apparso ai suoi, ma i racconti delle apparizioni sono un po’ confusi.
Il brano di oggi forse ci aiuta a capirne il motivo, o almeno un motivo. La risurrezione di Gesù ha sconvolto tutti, e non poteva essere altrimenti. Inoltre, Gesù appariva sì ai suoi discepoli, ma non restava sempre con loro come prima: appariva e poi scompariva. Perciò la missione non ha avuto inizio subito dopo la risurrezione di Gesù: il brano di oggi sembra anzi farci capire che Pietro e gli altri discepoli abbiano attraversato un periodo di disorientamento, nel quale non sapevano bene cosa fare. Forse pensavano che il Regno di Dio sarebbe venuto con potenza giù dal cielo, ora che Gesù era risuscitato; forse pensavano che bisognasse solo aspettare.
Sta di fatto che gli Undici non sono tutti insieme e che Pietro e i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, sembrano tentati di riprendere il loro mestiere di pescatori. In passato Gesù li aveva mandati a due a due in ogni città dove stava per recarsi: aveva organizzato personalmente la loro missione dicendo loro cosa dovevano dire e fare, e cosa (non) dovevano portare con sé. Ma ora i discepoli non hanno ordini precisi e rischiano di sbandarsi, o di cadere nell’inerzia.
Ecco allora che Gesù appare, ma non per organizzarli e per spiegare loro cosa devono fare. E nemmeno – e questo forse ci sorprende – per esortarli a darsi una mossa, a prendere l’iniziativa, a ideare e realizzare un progetto di evangelizzazione. Niente di tutto questo: Gesù innanzitutto motiva Pietro rendendolo consapevole del suo amore per lui. Poi gli dice che deve prendersi cura degli altri discepoli e che dovrà lasciarsi condurre, anche là dove non vorrebbe andare. Questo non significa sedersi e aspettare. Cosa deve fare Pietro? Amare e seguire Gesù, imparare a obbedirgli con amore anche ora che non è più visibile.
Pietro e gli altri apostoli non devono smettere di essere discepoli, di cercare la volontà del Signore per compierla, e non devono gestire la missione come un loro progetto: dovranno assecondare ciò che lo Spirito Santo suggerirà loro giorno per giorno.
In tempi difficili la tentazione di mollare tutto si ripresenta ai discepoli del Signore; oppure si è tentati di agire secondo criteri mondani di efficienza per misurare l’efficacia delle nostre iniziative.
Invece siamo chiamati anzitutto a seguire il Signore, a vivere tutto ciò che Gesù ci ha insegnato, anche sul modo in cui si annuncia il Vangelo. E poi a cogliere i suggerimenti dello Spirito Santo che parla negli avvenimenti e nella comunità.
È paradossale la situazione di Pietro e degli altri sei discepoli: sono testimoni della risurrezione di Gesù, dell’avvenimento più sconvolgente della storia, ma sono tentati di tornare a fare i pescatori, come se niente fosse accaduto. Ma in fondo anche noi somigliamo a loro: siamo testimoni, addirittura già partecipi della risurrezione di Gesù, ma rischiamo a volte – o forse addirittura spesso – di rimanere bloccati o scoraggiati.
Il Signore ci invita ad amarlo, a prenderci cura gli uni degli altri e a seguirlo dove lui vorrà.