Domanda intrigante

 

Ricordo che durante il secondo anno di seminario insieme a tutti i miei compagni di classe andammo a Ravenna a trovare Don Francesco Fuschini, un prete romagnolo che scriveva dei deliziosi elzeviri sul Resto del Carlino. Scoprimmo che al contrario dell'ilare levità dei suoi personaggi, lui viveva in una povertà molto trasandata e un po' depressa che però riscattava in parte con la bontà e la garbata ironia della sua conversazione.

Tra le altre cose, ci raccontò che era stato in ospedale per 40 giorni a causa di complicazioni sopravvenute a una banale operazione di colecistectomia (per i non addetti ai lavori: gli avevano tolto la cistifellea). Al ritorno dall'ospedale il suo cane, Fuschini Pirro, lo aveva accolto facendogli tante feste, mentre il suo gatto, di cui non ricordo il nome, gli era rimasto sdegnosamente lontano. Evidentemente, a differenza del cane, non era affezionato a tutto il suo padrone ma solamente la sua cistifellea!

Vedete che strani scherzi fa la memoria: in questi giorni mi è tornato in mente quell'episodio perché alla fine è saltato fuori che i miei malesseri dei giorni scorsi non erano dovuti a un virus, ma proprio ai calcoli della colecisti. Ancora non so se e quando dovrò essere operato (è un'operazione che oggi si fa in laparoscopia, una cosa da niente) ma una domanda sorge spontanea: se poi ritorno in parrocchia senza la cistifellea, i miei parrocchiani mi vorranno ancora bene?

 don Giorgio