Cittadini leali e responsabili

 

Alcuni dei miei amici e parrocchiani hanno storto il naso e manifestato ben più di una perplessità per le misure di contenimento del coronavirus che prevedono anche pesanti limitazioni alle celebrazioni sacramentali.

Li capisco benissimo, perché anche a me sembra che alcune di queste limitazioni (leggi: la sospensione della messa feriale alla quale partecipano poche persone) siano un po’ esagerate, specialmente se le confrontiamo con le misure che permettono l’apertura di altre strutture. Respingo però l’idea che la comunità cristiana sia stata troppo arrendevole: qui non stiamo parlando di minacce volte a limitare la libertà di culto di una o più comunità religiose. Di fronte a qualcosa del genere sarebbe doverosa la disobbedienza, costi quel che costi. Qui stiamo parlando di collaborazione leale e responsabile con le autorità che cercano di preservare la popolazione da un’epidemia potenzialmente molto pericolosa. Noi cristiani ci riconosciamo cittadini a pieno titolo, con uguali diritti e doveri rispetto a tutti gli altri. Perciò non chiediamo esenzioni e prestiamo volentieri la nostra collaborazione in quest’ora critica per tutti. Ci ha scritto il Vescovo: “Qualcuno dei (vescovi) presenti ha ricordato che la nostra fede, anche con i suoi tesori più preziosi che intendiamo sempre custodire, si pone al servizio della vita e quindi anche della salute, e non contro la scienza; altri che siamo parte di un territorio di cui dobbiamo rispettare l’organizzazione e che viviamo in relazione con Istituzioni pubbliche e politiche verso le quali liberamente la Chiesa vuole essere leale e onesta collaboratrice”.

don Giorgio