L’epidemia e la fede

 

Di recente il prof. Burioni - una star in questi giorni - ha dichiarato che “durante la spagnola un vescovo organizzò una processione e tutti baciarono la statua di San Rocco, protettore dei contagiati: la mortalità in quella diocesi triplicò”. Non voglio mettere in dubbio, anche se mi piacerebbe sapere almeno il nome della diocesi.

I tempi sono cambiati e oggi siamo più consapevoli che, se anche i miracoli a volte accadono, la fede - non la scienza - ci dice che non possiamo adottare comportamenti imprudenti e poi pretendere che il Signore ci tolga dai guai: “Non metterai alla prova il Signore, Dio tuo”.

Se gli scienziati ci spiegano come avviene il contagio e i governanti stabiliscono delle regole per evitarlo, ai credenti di ogni fede tocca rispondere: la mia fede è contro la scienza? Mi pone al di fuori delle regole della convivenza civile? Qualcuno dice di sì, ma noi no, spero. Se accettiamo di rinunciare perfino alla Messa non è per paura del virus o delle sanzioni, ma per senso di responsabilità, per amore del prossimo. Un cristiano può anche decidere di rischiare la sua vita pur di partecipare alla Messa, ma come si sentirebbe se scoprisse che è stato lui a contagiare quella persona anziana alla quale ha dato il segno della pace?

Forse in questi giorni molti di noi scoprono che la Messa non è un dovere: è un bisogno. Non ci sembrava bello che qualcuno ci obbligasse ad andare, ma ora ci piace ancor meno che qualcuno ce lo proibisca. Ognuno vorrebbe poter decidere da solo cosa è giusto fare, ma i virus non rispettano le coscienze.

La chiesa però rimane aperta per pregare e i mezzi di comunicazione sociale, per una volta, ci aiutano portandoci a casa le parole e le immagini del Papa e dei nostri vescovi. Perciò: preghiamo.

don Giorgio

Riflessioni di don Giorgio (sostitutive dell'omelia domenicale della III^ domenica di quaresima)

Riflessione di don Giorgio 1

Riflessione di don Giorgio 2