L’asino

 

Nelle scorse settimane i vescovi erano stati aspramente criticati da più parti come troppo acquiescenti alle disposizioni del governo che proibivano le celebrazioni religiose con il concorso del popolo. Mentre scrivo, dopo la pubblicazione dell’ultimo decreto e dopo che i vescovi hanno energicamente protestato perché non prevede di riprendere la celebrazione delle Messe, ma solo dei funerali con 15 persone al massimo, si è levato un coro di critiche per questa loro presa di posizione giudicata troppo intransigente. Tutto questo mi ha fatto tornare in mente una storiella di tanti anni fa.

Due contadini, padre e figlio, si recarono al mercato per vendere un asino. Mentre cavalcavano l’asinello, incontrarono un tipo che li guardò male e disse: “Che brutta gente, in due sopra un povero asino”. Allora il figlio scese, ma incontrarono un altro che disse: “Che padre despota: lui cavalca l’asino e fa andare a piedi il ragazzo”. Allora si scambiarono di posto, ma incontrarono un altro che disse: “Che mondo: il giovane sull’asino e il vecchio a piedi!”. A questo punto smontarono tutti e due e ovviamente incontrarono un altro che disse: “Che due cretini: hanno l’asino e vanno a piedi!”.

Non so chi avesse ragione allora e non so chi abbia ragione adesso o meglio, ognuno ha le sue ragioni, ma credo che abbiamo capito cosa bisogna fare per tutelare la salute di tutti e quindi spero tanto che ci permetteranno presto di celebrare la Messa con tutte le dovute attenzioni.

don Giorgio

 

Riflessione di don Giorgio (4^ domenica di Pasqua)

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