Oggi è la quarta domenica di Quaresima, chiamata in latino domenica “Lætare”, cioè domenica della gioia, perché a metà della Quaresima la Chiesa concedeva ai fedeli di allentare un po’, per un giorno, le penitenze quaresimali. Allora, visto che è la domenica della gioia, oggi vorrei iniziare raccontandovi qualcosa che spero vi faccia sorridere un po’.
Una dozzina di anni fa è venuto a trovarmi un signore, che andava spesso a Medjugorje, dicendo che doveva chiedermi qualcosa. Dopo qualche esitazione iniziale, ha tirato fuori dalla tasca due coroncine del rosario fatte di plastica, oggetti che si possono comprare per pochi centesimi e che avrete visto tante volte. Mi fece notare che sulla croce del piccolo crocifisso della coroncina, sotto l’immagine di Gesù, era impressa in rilievo la figura di un serpente. Mi disse che qualcuno gli aveva spiegato che quelle corone del rosario erano state prodotte con una macchina dedicata a Satana e che dovevano essere distrutte da un sacerdote, così me le aveva portate perché le distruggessi io. Questa notizia poi mi è stata mandata anche per e-mail perché girava in Internet. A me sembrava molto strano che i satanisti si mettessero a costruire corone del rosario, anche se effettivamente il serpente della Bibbia è simbolo di Satana sia nel Libro della Genesi che in quello dell’Apocalisse. Però, se i fedeli usavano quella coroncina senza accorgersi del serpente, che effettivamente era poco visibile, cosa poteva mai capitare? In quella faccenda c’era qualcosa che non capivo, ma visto che non ci arrivavo, per quanto mi sforzassi, e visto che non potevo regalare a qualcuno quelle coroncine che potevano mettere in crisi il proprietario, dopo averci pensato un
po’ su le ho distrutte, come mi era stato richiesto.
Qualche anno dopo, nel 2016, siamo andati come parrocchia a Roma per l’anno santo della misericordia e siamo passati per Assisi, dove abbiamo celebrato la messa nella basilica inferiore. Guardando la porticina del tabernacolo della basilica inferiore ho visto su di essa il tau, cioè la croce di San Francesco, intrecciata con un serpente. A quel punto dovevo scegliere: o i frati conventuali avevano messo sul tabernacolo un simbolo satanico, e allora dovevo dare fuoco alla basilica di San Francesco, oppure quella immagine si riferiva proprio al brano del Vangelo della messa di oggi: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3,14). Quindi anche la coroncina del rosario riportava il simbolo del serpente in rilievo sotto il crocifisso per ricordare questo versetto del Vangelo, non per evocare un simbolo blasfemo. Infatti mi pareva strano che i satanisti fabbricassero corone del rosario!
Ma cosa vuol dire questo versetto un po’ misterioso?
Si riferisce a un episodio dell’esodo (Nm 21,4-9). Dopo che il popolo d’Israele uscì dall’Egitto, a causa delle difficoltà della traversata del deserto mormorò contro il Signore e contro Mosé. Allora il Signore mandò nell’accampamento di Israele dei serpenti velenosi. Il testo dice esattamente dei “serpenti brucianti” cioè serpenti che provocavano dolori fortissimi col loro morso. Gli israeliti chiesero perdono del loro peccato e invocarono la fine di quel castigo. Dio non tolse subito i serpenti dall’accampamento, ma disse a Mosé di fabbricare un serpente di bronzo e di metterlo in cima a un palo: chiunque fosse stato morso da un serpente, se avesse guardato il serpente di bronzo, non sarebbe morto ma avrebbe avuto salva la vita. Dunque c’era un’immagine di morte (il serpente) che però dava la vita a chi la guardava. Così Gesù dice a Nicodemo che nello stesso modo sarà innalzato (sulla croce) il Figlio dell’uomo, cioè Gesù stesso. Il crocifisso è un’immagine di morte, la morte peggiore di tutte perché è l’esecuzione di un innocente tradito da un suo amico, torturato e ucciso nel modo in cui si uccidevano gli schiavi ribelli. Eppure, se si guarda con fede questa immagine totalmente negativa, si riceve la vita.
Non so perché il Signore non ha voluto togliere subito i serpenti dall’accampamento di Israele, ma ha fatto plasmare a Mosé quel serpente di bronzo, ma so che spesso è così che vanno le cose: Dio non toglie subito dalla nostra vita le prove e le difficoltà, ma ci insegna a guardarle con fede. Per questo le chiamiamo “croci”, perché chiediamo a Dio che diventino un percorso di vita, come la croce di Gesù, che da strumento di morte è diventata segno di un amore infinito e da condanna ingiusta e ignominiosa si è trasformata in segno di misericordia.
Nel Vangelo secondo Giovanni invece della parola ‘crocifisso’ di solito si usa la parola ‘innalzato’ o “elevato da terra” proprio per questo motivo: con gli occhi della fede Giovanni vede Gesù sulla croce come già risorto e salito al cielo. Anche noi crediamo che Gesù innalzato sulla croce è risorto ed è salito al cielo, ma quando guardiamo la nostra croce, i nostri serpenti brucianti, ci riesce un po’ più difficile credere che possono diventare strumenti di salvezza.
Per questo nella Quaresima preghiamo per la nostra conversione: perché ci sia dato di professare la fede non solo recitando gli articoli del credo, ma anche affidandoci a Dio nelle concrete circostanze della nostra esistenza.