Quest’anno il Triduo pasquale è stato per me un po’ meno impegnativo degli altri anni a causa delle norme anti-covid che hanno rarefatto le confessioni e cancellato una parte dei riti, e così ho potuto guardare un documentario sul canale Focus: “Gli ultimi giorni di Gesù”. Come tante altre trasmissioni di questo tipo, pretendeva di gettare una nuova luce interpretativa sugli avvenimenti accaduti a Gerusalemme che hanno avuto Gesù come protagonista. Venivano intervistati su questo tema diversi storici e archeologi, alcuni dei quali portavano contributi molto interessanti, mentre altri azzardavano tesi che a me sembravano a dir poco spericolate.
Tutti loro ammettevano senza problemi l’esistenza storica di Gesù e la sua crocifissione, anche perché è accertata l’esistenza in quel periodo e in quel luogo di tutti gli altri protagonisti principali: Ponzio Pilato, Erode Antipa, Anna e Caifa… ma poi mettevano in dubbio la ricostruzione degli avvenimenti proposta dai vangeli e soprattutto, com’è ovvio, la risurrezione. Per darsi una spiegazione di quanto è accaduto dopo, ammettevano – bontà loro – che i discepoli avessero visto “qualcosa”: magari un’ombra, un sogno o una visione interiore, e si fossero perciò convinti che Gesù era risuscitato.
In effetti, a volte queste cose succedono: ci sono persone che dicono di aver assistito a delle apparizioni, per esempio della Madonna o di altri santi o di Gesù stesso: per questo, prima di approvare delle rivelazioni private, la Chiesa impiega anni, a volte decenni, mentre altre volte sospende il giudizio o disapprova apertamente queste cosiddette apparizioni. La domanda perciò è ineludibile: Gesù è risuscitato davvero, o sono stati i suoi discepoli a convincersi di qualcosa che è avvenuto solo nei loro desideri e nella loro fantasia?
Evidentemente non possiamo trovare le prove “fisiche” della risurrezione di Gesù: possiamo solo cercare di capire se i testimoni sono credibili oppure no, e poiché sono morti tutti da un pezzo, possiamo solo valutare la credibilità della loro testimonianza senza poterli interrogare di persona.
Il mondo è pieno di persone superstiziose e credulone ancora oggi e a maggior ragione duemila anni fa, perciò è lecito chiedersi: non è possibile che si siano autosuggestionati?
Per poter rispondere devo porre altre domande, come ad esempio: dobbiamo credere che si siano autosuggestionati proprio tutti? Dopo che lo avevano visto morire in quel modo? Dopo che solo tre giorni prima erano scappati tutti, ora avevano il coraggio di sfidare la persecuzione senza il loro leader, avendo come nuovo capo quello che lo aveva rinnegato?
Che qualcuno, dopo la morte di Gesù, abbia potuto riconoscerlo in un’ombra o in un sogno non si può escludere: a questo mondo succede di tutto. Ma come ha fatto a convincere tutti gli altri? Per quanto duemila anni fa ci potessero essere tante persone credulone, c’erano anche quelli come Tommaso che non erano disposti a credere a qualsiasi cosa venisse loro detta. Per questo San Gregorio Magno scrisse che «L’incredulità di Tommaso ha giovato a noi molto più, riguardo alla fede, che non la fede degli altri discepoli». E poi c’è la tomba vuota, un fatto che nemmeno i nemici di Gesù hanno potuto contestare, anche se gli hanno dato una spiegazione diversa. Se davvero sono stati i discepoli di Gesù a trafugare il suo cadavere, come hanno potuto andare fino in capo al mondo a predicare la sua risurrezione sfidando le persecuzioni e affrontando la morte in nome di qualcuno che sapevano non essere risorto? E se non sono stati i discepoli di Gesù, chi è stato? E a quale scopo? E perché più tardi non ha tirato fuori il cadavere?
Secondo me, le spiegazioni alternative alla risurrezione di Gesù creano più domande e problemi di quanti ne risolvano. Non possiamo dimostrare la risurrezione di Gesù: se vogliamo, ci possiamo credere, possiamo scegliere di fidarci della fede degli apostoli, e questa fede non va contro la nostra intelligenza, anzi la illumina, almeno un po’.
San Giovanni conclude il suo Vangelo (il cap. 21 sarà aggiunto successivamente) dicendo che i segni di cui ha parlato sono stati scritti perché crediamo che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiamo la vita nel suo nome. Anche questo è un motivo per credere: pensare che Gesù sia stato il leader di un movimento politico-religioso finito male e successivamente trasformato in una religione, come gli autori del documentario al quale ho accennato all’inizio, non ci porta molto lontano. È vero che non conosciamo con sicurezza tutti i particolari della sua vicenda, ma credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e trarne le conseguenze, ci cambia la vita in meglio: ci dà la certezza del perdono, la possibilità della riconciliazione, ci strappa da quella radicale alienazione che rovina la vita a noi e agli altri, estingue la violenza, proietta luce in un mondo altrimenti tenebroso, dà motivi e forza per contrastare il male fisico e morale, svela bellezze nascoste.
«Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!», dice il Signore a Tommaso: beati noi, se crediamo e orientiamo la nostra vita secondo la fede, perché non solo Gesù è risorto, ma anche la nostra vita fiorisce e dà frutto.