Appena ho letto le letture di questa domenica, mi è tornato in mente il testamento di Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana. Poche parole, anche perché è morto povero e non aveva niente di materiale da lasciare: la sua eredità è stata la scuola per i poveri in cui ha messo tutto se stesso. «Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, […] Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un abbraccio, vostro Lorenzo».
Anche Gesù, avvicinandosi alla morte, si rivolge ai suoi discepoli e fa loro una dichiarazione d’amore: «Io vi ho amato come il Padre ha amato me», cioè con un amore infinito. «Vi ho amato infinitamente: rimanete in questo mio amore, amatevi tra voi come vi ho amato io». Come ogni maestro che sta per morire, come don Milani, Gesù spera che non siano dimenticati i suoi insegnamenti, i suoi comandamenti, che poi si riassumono in uno solo: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Io vi ho amato fino a dare la mia vita per voi: non c’è un amore più grande di questo. Amatevi così». Questo comando lo dà «perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena», non perché senta il bisogno di essere ubbidito. Infatti dice loro: «Non vi chiamo servi, ma vi chiamo amici, perché vi faccio entrare nella mia stessa intima confidenza col Padre».
Gesù ha dato la sua vita per i suoi amici, che siamo noi: «Nessuno ha un amore più grande di questo». Solo lui ci ama così tanto, fino al punto di dare il suo corpo e il suo sangue sulla croce per noi, fino a dare la sua vita.
In questa domenica, nove bambini di Santa Sofia ricevono per la prima volta la comunione. Riusciranno a capire quanto sono amati da Gesù? Riusciranno a capire che in quell’atto così semplice di mangiare quel pezzettino di pane si stanno nutrendo del “sacrificio” di Gesù, del suo dono di amore per noi? E noi, che facciamo la comunione tutte le domeniche, ci ricordiamo che Gesù ci considera suoi amici, che ha dato la sua vita per noi e che vuole donarci la sua gioia? «Vi ho amati come il Padre ha amato me, e sono stato felice di amarvi così, fino a dare la mia vita per voi. Amatevi tra voi con lo stesso amore, fino a dare anche voi la vita gli uni per gli altri: avrete la mia stessa gioia».
Tra gli apostoli presenti nell’ultima cena, uno in particolare, Giovanni, il discepolo che Gesù amava, ha posato il capo sul petto di Gesù e ascoltando i battiti del suo cuore ha compreso meglio degli altri le parole del suo Maestro. Ascoltiamo cosa dice nella seconda lettura: le sue parole ci aiutano a capire meglio quelle di Gesù. «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore viene da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. […] In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio,
ma è lui che ha amato noi e ci ha dato il suo Figlio».
«Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi»; «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi»: siamo stati amati, siamo stati scelti. Siamo amati, siamo scelti, e questo ci riempie di stupore: perché proprio noi? Perché proprio io?
È un dono, gratuito, infinitamente prezioso: il Signore mi sceglie, mi vuole come amico, mi fa conoscere tutto quello che ha udito dal Padre e mi dona la sua vita. Mi chiede solo di non allontanarmi da questo amore, di rimanere in esso, e di amare gli altri con quell’amore che ho ricevuto, perché questa è la vera gioia.
Pensiamo a questo, quando facciamo la comunione.