Il brano di oggi è la conclusione del Vangelo secondo Marco e riporta le parole di Gesù prima della sua ascensione, quindi sono le ultimissime parole di Gesù, almeno in questo Vangelo. Sono espressioni misteriose, o perlomeno difficili da comprendere: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato». «Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Ci siamo sempre detti che la fede è un dono, e allora perché saranno condannati quelli che non credono? E dove sono i segni prodigiosi promessi da Gesù? Dobbiamo pensare che nella Chiesa nessuno o quasi abbia fede?
Per quanto riguarda la prima frase, non credo voglia dire che chi non ha fede andrà all’inferno: penso che la salvezza portata da Gesù si estenda a tutta la nostra vita, anche alla vita presente. La fede, la fiducia in Dio salva la nostra vita, la rende bella, la riscatta dall’angoscia e dalla solitudine, le infonde coraggio per avanzare in mezzo alle difficoltà, per osare qualcosa di nuovo, per vincere il male con il bene.
Il linguaggio della Bibbia procede spesso per antitesi molto nette, per contrasti molto forti: “nessuno può servire a due padroni: o amerà l’uno e odierà l’altro o si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro” (Mt 6,24). “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc 14,26). In realtà il Vangelo non chiede di odiare nessuno e non ci insegna a condannare chi dice di non avere fede. Quello che il Vangelo ci insegna è mettere la nostra fiducia in Dio per vivere secondo la parola di Gesù: chi non ha questa risorsa resta privo di un grande aiuto per vincere il male in sé e nel mondo, ma ci sono molti che si dicono credenti e non vivono secondo il Vangelo, così come ci sono anche alcuni che si dicono non credenti e senza saperlo sono guidati dallo Spirito Santo. E di sicuro non tocca a noi stabilire chi è salvato e chi non lo è, ma dobbiamo vigilare su noi stessi per vedere se la nostra fede porta frutti evangelici.
A questo proposito il brano elenca alcuni segni decisamente prodigiosi: esorcismi, parlare lingue nuove, immunità dai serpenti e dai veleni e guarigioni miracolose. Il libro degli Atti degli Apostoli effettivamente racconta episodi di questo tipo che poi si sono verificati ancora in tutte le epoche fino ai giorni nostri, ma piuttosto raramente. In giro per il mondo ci sono nuovi predicatori che usano il sensazionalismo per fare nuovi adepti (e magari anche per rastrellare un po’ di denaro), ma non è questo il senso delle parole del Signore. A volte la fede opera miracoli, ma di solito i veri miracoli, anche quelli straordinari, avvengono nel segreto, senza pubblicità.
Più ordinariamente Gesù accompagna l’opera di evangelizzazione scacciando i demoni che hanno preso possesso della vita delle persone con l’avidità, l’orgoglio, la superbia, la lussuria, la droga, la cattiveria, la vendetta, la calunnia.
Per portare la buona notizia nel mondo i missionari hanno imparato faticosamente lingue nuove e nuove culture, modi diversi di concepire la vita. Gli stessi missionari hanno dovuto affrontare non solo serpenti e veleni, ma anche tanti altri pericoli e a volte sono morti, come sono morti tutti gli apostoli, nonostante la loro fede, ma non prima di aver portato a termine la loro missione.
Non sempre i malati sono guariti con l’imposizione delle mani, ma certamente in tutto il mondo i cristiani si prendono cura dei malati più poveri, quelli che non hanno risorse per farsi curare.
In tutto questo, il Signore è con noi. È salito al cielo non per lasciarci soli, ma per non toglierci libertà e responsabilità, per farci crescere. Non ci abbandona, ma viene ad abitare in noi col dono del suo Spirito come attrazione per il bene e disgusto verso il male, come principio interiore di un nuovo modo di vivere, il suo divino modo di vivere nella nostra stessa umanità.