Celebriamo oggi la Pentecoste, ovvero la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente che con la sua forza inizia così la sua missione: testimoniare la risurrezione di Gesù. Per questo Papa Francesco continua a insistere dicendo che vuole una Chiesa “in uscita”: perché la Chiesa è nata per annunciare Cristo al mondo e se non lo fa manca alla sua vocazione, al motivo per cui è nata ed esiste.
Lo Spirito Santo dunque discende sui primi discepoli nel giorno di Pentecoste che era ed è una festa ebraica, prima di essere una festa cristiana. In realtà però gli Atti degli apostoli raccontano anche altre discese dello Spirito Santo, su diversi gruppi di persone prima o dopo il loro battesimo. Questo mi fa venire in mente una domanda che spesso mi è stata posta dai ragazzi o dai giovani adulti che si preparavano al sacramento della confermazione: “Ma non avevamo ricevuto lo Spirito Santo nel battesimo? Lo riceviamo solo adesso? E senza la cresima non lo si riceve proprio?”.
Lo Spirito Santo di Dio opera sempre con piena libertà, ed è anzi lui a mettere nel cuore delle persone il desiderio di ricevere i sacramenti, di pregare, di fare il bene e di avvicinarsi a Dio. Perciò lo Spirito Santo agisce anche prima e al di fuori dei sacramenti, ma senza lui (o lei, perché in ebraico la parola che significa ‘spirito’ è femminile) non saremmo cristiani o lo saremmo solo di nome, non di fatto. “Allora quelli che non sono cristiani o che non si interessano alla religione non hanno ricevuto lo Spirito Santo? È stato Dio a negare loro questa possibilità?”. Non tocca a noi giudicare la vita degli altri: sappiamo solo che tutto quello che di buono e bello c’è nel mondo viene dallo Spirito di Dio. È per così dire il “respiro di Dio” che crea in noi il senso della bellezza, la capacità di distinguere il bene e il male e il desiderio del bene. Lo Spirito del Signore agisce anche sui non cristiani e i non credenti, anche se non lo sanno. Del resto, anche noi molto spesso non ce ne accorgiamo, ma non potremmo muovere nemmeno un passo nella vita spirituale se non fossimo assistiti dallo Spirito Santo.
“Ma allora, se lo Spirito del Signore opera anche al di fuori dei sacramenti, perché li riceviamo?”. Riceviamo i sacramenti perché in essi continua oggi, misteriosamente ma realmente, l’opera di Gesù: con il battesimo di Giovanni Cristo si è fatto nostro fratello e quindi con il battesimo anche noi diventiamo fratelli e sorelle di Gesù, figli e figlie di Dio. È lo Spirito Santo che opera nel battesimo, che entra in noi per conformarci a Gesù, per renderci simili a lui facendoci partecipare alla sua morte e risurrezione. Ancora con l’invio del suo Spirito Gesù ha dato ai suoi discepoli la forza e la capacità di diventare suoi testimoni vincendo la paura, così la cresima abilita i battezzati alla testimonianza della loro fede, li rafforza, li “conferma”. Quindi lo Spirito Santo non si riceve una volta per tutte, ma agisce in noi in vari momenti della vita, di volta in volta con effetti diversi.
“Da cosa capiamo che agisce in noi?”. Oggi nel mondo moltissimi cristiani sia protestanti che cattolici sono desiderosi di sperimentare quegli stessi segni straordinari vissuti dai primi discepoli dopo la Pentecoste: parlare in lingue nuove, ricevere rivelazioni, operare guarigioni. Tuttavia, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura, San Paolo afferma che “il frutto” dello Spirito consiste nella qualità delle azioni del credente: «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé». Questo modo di agire si oppone non solo ai peccati, come «fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, ubriachezze e crapule», ma anche a «inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie». A me sembra che oggi molte persone che si definiscono e vogliono anche sinceramente essere cristiane non si accorgano di cadere in questo tipo di azioni e atteggiamenti, magari motivate da uno zelo per la verità che però diventa accusatorio, rabbioso e talvolta (per quanto sia paradossale) addirittura calunnioso. Lo Spirito Santo invece opera in modo diverso. Forse alla sera, nel nostro esame di coscienza, invece di “Che cosa ho fatto?”, qualche volta potremmo chiederci “Come ho fatto? Ho pensato e agito con amore o con rancore? Con gioia o con tristezza? Con pace o turbamento? Con magnanimità o piccineria? Benevolenza o diffidenza? Bontà o durezza? Fedeltà o incostanza? Mitezza o prepotenza? Autocontrollo o impulsività?”. È un tipo di esame grazie al quale lo Spirito Santo ci insegna molte cose, soprattutto a pregare perché sia lui a convertirci.