Sto leggendo un libro: Il terzo scimpanzé, di Jared Diamond. L’autore parte dal fatto che per più del 98% il nostro DNA è identico a quello dello scimpanzé e del bonobo, o scimpanzé pigmeo.
Anche la vita dei nostri antenati, almeno fino a 30.000 anni fa, non era molto diversa da quella dei nostri cugini. Tuttavia, anche le differenze tra noi e loro sono innegabili: come giustamente sottolinea l’autore, solo noi siamo capaci di scrivere la Divina Commedia, di comporre la sinfonia eroica e di creare la bomba atomica e i campi di sterminio. Che cosa ci rende così diversi, se il nostro DNA è differente per meno di un misero 2% da quello degli altri due scimpanzé?
Le differenze non sono poche, ma forse quella decisiva è la parola, l’articolato e ricchissimo linguaggio che ci permette non solo di scambiarci conoscenze ed elaborare strategie, rendendo possibile il progresso tecnologico, ma anche di andare più in là. Solo noi, infatti, ci poniamo la domanda di cosa vogliamo fare, non soltanto cercando ciò che è vantaggioso, ma ciò che è buono e giusto. Penso che mi ricorderò sempre il pianto disperato di una mia nipote che aveva circa tre anni, una sera d’estate mentre stava giocando con i suoi amichetti un po’ più grandi. Quando siamo intervenuti e le abbiamo chiesto che cosa era successo, lei ci ha risposto: “Mi hanno dato la colpa!”. Chi le ha fatto capire che cos’è un’ingiustizia? Come può un concetto così difficile far piangere disperatamente una bambina così piccola come se fosse un dolore fisico? C’è nella nostra vita, fin dall’inizio, una scintilla di trascendenza.
Oggi la Chiesa celebra la festa della Santissima Trinità: un solo Dio, un Dio unico, ma in tre persone. È qualcosa di molto lontano dalla nostra esperienza, perché le persone che conosciamo noi sono individuali, perciò non siamo capaci di spiegare adeguatamente questa realtà. Tuttavia questo mistero non è lontano da noi, ma ci abita profondamente, proprio perché c’è dentro di noi una scintilla divina. Dio non si trova qui o lì: l’unico “luogo” in cui lo possiamo trovare è il nostro spirito. Per questo la fede cristiana parla della “inabitazione” della Trinità.
Ma per non avventurarmi in discorsi troppo astratti riprendo le parole di Gesù nell’ultima cena raccolte nel Vangelo secondo Giovanni ai capitoli dal 13 al 17. «Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me» (14,11). «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi» (14,16-17). «In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi» (14,20). «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (14,23). «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (14,25-26). «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me» (15,26). «Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (16,13-15). «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi» (17,11). «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa» (17,20-22).
Quando preghiamo, lo Spirito Santo agisce in noi ricordandoci le parole di Gesù che ci conducono al Padre. Grazie all’azione dello Spirito, Gesù non è più “accanto” a noi ma “in” noi, e così siamo trasformati a poco a poco in lui, diventando come lui figli del Padre, instaurando col Padre la stessa relazione di fiducia e amore e reciproca intimità vissuta da Gesù.
Questa relazione con la Trinità santa di Dio non è però individuale: se Dio abita nell’intimo di ciascuno di noi, non possiamo unirci pienamente a lui se non siamo uniti tra noi; non possiamo amare veramente Dio in noi se non amiamo Dio presente negli altri.
Non solo le tre Persone divine sono un unico Dio, ma anche noi siamo chiamati a diventare “uno”, tra noi e con loro. Non abbiamo un’idea precisa di come questo avverrà, ma avverrà: saremo pienamente divinizzati. Dice ancora San Giovanni nella sua prima lettera: «Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3,2).
Adoriamo quindi il mistero santo di un unico Dio in tre persone, sapendo che anche noi, animali poco evoluti, per un dono totalmente gratuito, entreremo a far parte pienamente della vita divina.