Il brano di oggi ci parla della missione dei dodici apostoli e con pochissime parole ci aiuta a
riflettere sulla missione della Chiesa oggi. Papa Francesco fin dall’inizio del suo pontificato ci ha
esortato a essere “Chiesa in uscita”, missionaria, e qui troviamo alcuni elementi essenziali che
possono illuminare il senso e le modalità della missione.
Innanzitutto consideriamo una premessa: la missione dei discepoli è strettamente unita a quella
che Gesù ha ricevuto dal Padre (cf. Gv 20,21). Non si tratta quindi di un proselitismo finalizzato ad
aumentare il numero dei membri della Chiesa. La missione della Chiesa è identica a quella di
Gesù: animata dallo stesso amore ricevuto dal Padre e contraccambiato, dallo stesso spirito di
servizio, dalla stessa volontà di liberare le persone, non di sottometterle. Se lo spirito della
missione non è lo Spirito di Gesù, il Signore non può riconoscerla come sua.
Da questa premessa ne deriva un’altra: Gesù ha stima e fiducia della libertà umana che è
chiamata a collaborare all’annuncio del Vangelo. I missionari del Vangelo non sono ripetitori o
esecutori meccanici di un metodo o di un programma studiato minuziosamente a tavolino, ma
affrontano situazioni sempre nuove animati dallo Spirito.
La terza cosa che il brano non dice sono le parole dell’annuncio. Gli altri Vangeli sono molto sobri
nel riferire ciò che gli apostoli devono dire: Matteo e Luca, che si rivolgono rispettivamente ai
catechisti e ai missionari, dicono qualcosa in più (poco), ma Marco non dice proprio niente.
Sembra quasi che le parole non siano molto importanti, e in un certo senso è proprio così: è più
importante il comportamento dei missionari, perché la loro vita redenta da Cristo è il messaggio.
Si legge nella Didachè, un libro cristiano antico come i Vangeli: «Non tutti quelli che parlano per
ispirazione sono profeti, ma solo coloro che praticano i costumi del Signore. Dai costumi, dunque,
si distingueranno il falso profeta e il profeta» (XI,8). Perciò, l’insistenza maggiore è posta su come
devono comportarsi.
Innanzitutto sono inviati a due a due perché, come dice Erri De Luca, due non è il doppio di uno
ma è il suo contrario: è l’inizio della comunità, il contrario della solitudine e dell’isolamento. Fine
della missione è creare comunione, perciò solo in circostanze straordinarie essa può iniziare con
l’opera solitaria di un unico inviato (che però è espressione di una comunità che lo manda). La
missione richiede fin dall’inizio la pazienza di accordarsi, lavorare insieme, aspettarsi e perdonarsi.
Inoltre, il comportamento dei discepoli deve ispirarsi a sobrietà, essenzialità, povertà nel cibo, nel
vestito, nelle esigenze quotidiane e nelle relazioni interpersonali, altrimenti umilia le persone alle
quali si rivolge. Il missionario si presenta come un bisognoso, nella fragilità non esibita ma
nemmeno nascosta, perché dev’essere chiaro che agisce con la forza di Dio e non con la forza di
mezzi umani.
E ancora, la missione deve svolgersi in un clima di gratuità. I discepoli devono essere pronti a
dare tutto senza badare al contraccambio. Il Regno, infatti, consiste nell’amore gratuito con cui
Dio si mette liberamente a disposizione dell’uomo, senza riserve e senza condizioni.
La misura estrema della povertà e della disponibilità si ha nella capacità di sopportare contrasti e
rifiuti. Tutti i Vangeli preannunciano la possibile chiusura che i discepoli incontreranno, ma non
devono avere paura: lo Spirito parlerà in loro e il Padre li custodirà; essi devono solo preoccuparsi
di essere fedeli alla radicalità del Vangelo. Scriveva San Francesco nella “Regola non bollata”: «I
frati che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi.
Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti a ogni creatura umana per amore di
Dio e confessino di essere cristiani. L'altro modo è che quando vedranno che piace al Signore,
annunzino la parola di Dio» (FF 43). Prima l’umiltà, poi le parole.
Infine, Marco accenna all’attenzione, alla cura degli apostoli per i più poveri, cioè i malati e gli
indemoniati. I poteri miracolosi di Gesù vengono comunicati ai dodici, ma soprattutto ricevono da
Gesù la sua compassione per la gente povera e sofferente. Non c’è alcuna contraddizione tra
missione e cura dei poveri, anzi: senza la carità, l’amore gratuito e preveniente, anche le parole
più ispirate si svuotano di ogni significato. Quando invece la carità è visibile, anche le parole più
semplici agiscono con la forza di Dio.