Domenica scorsa nel Vangelo il Signore invitava i suoi discepoli a riposarsi un po’. Io, obbediente al comando del Salvatore, sono andato a riposarmi a casa di amici nella pedemontana e ho saltato l’appuntamento settimanale.
Oggi ascoltiamo il racconto della moltiplicazione dei pani perché dopo aver insegnato molte cose alle folle che erano come pecore senza pastore, Gesù si è preoccupato di dar loro da mangiare.
Però la liturgia sceglie di farci ascoltare l’episodio dal Vangelo secondo Giovanni, anziché da quello secondo Marco (che di moltiplicazioni dei pani ne racconta ben due).
Le differenze tra i due evangelisti ci possono suggerire qualche riflessione.
In Marco l’iniziativa di sfamare le folle viene dai discepoli e dalla compassione di Gesù nei confronti di folle stanche, smarrite e bisognose (Mc 6,34; 8,2), mentre invece in Giovanni il gesto di Gesù nasce da una sua libera iniziativa, dunque contiene una rivelazione.
L’evangelista annota intenzionalmente che il fatto avviene nel tempo vicino alla Pasqua (Gv 6,4).
perché sarà durante la sua ultima Pasqua che Gesù offrirà ai discepoli il “pane di vita”. Giovanni non racconta l’istituzione dell’eucaristia nell’ultima cena, ma ci parla di essa nel discorso sul pane di vita che scaturisce immediatamente da questo episodio.
Gesù chiede a Filippo «Da dove (pòthen) potremo comprare il pane…?» (Gv 6,5). È la stessa domanda che risuona alle nozze di Cana (Gv 2,9) e presso il pozzo a Sicar, in Samaria (Gv 4,11): da dove viene il vino migliore e sovrabbondante perché la festa non abbia fine? Da dove verrà l’acqua viva che sazia la sete in eterno? Da dove si può prendere il pane per saziare l’umanità? “Da dove?”, non “Che cosa?”. È una domanda sull’origine, sulla fonte: indirizza alla ricerca, a non accontentarsi del dono, ma a ricercare il donatore.
Subito dopo, infatti, c’è quella che sembra solo una nota di colore: un ragazzo che offre la sua merenda, la mette a disposizione rinunciando a tenerla per sé, esponendosi al rischio di patire la fame pur di dare il suo irrisorio contributo alla fame di cinquemila persone. Ricorda quella vedova povera che ha donato le sue uniche due monetine al tesoro del Tempio (cf. Mc 12,41-44). Gesù vede la sua generosità e la sua fede e valorizza il suo dono facendolo bastare per tutti.
Ecco da dove viene il pane per saziare tutta questa moltitudine: da una fede che spinge a donare tutto, a donarsi completamente. Un dono d’amore che Dio ricolma della sua pienezza.
Ancora una volta Gesù ha voluto avere bisogno della fede dei suoi destinatari, di almeno un destinatario per poter donare un segno. Come in altri episodi del Vangelo secondo Giovanni, l’occasionalità del fatto è trasfigurata per leggere in essa una realtà più profonda e perenne. La fame di questa gente non è considerata come dovuta solo alle particolari circostanze di quel momento, ma come una condizione umana fondamentale, costitutiva della sua natura: che lo sappia o no, l’umanità non ha fame solo del “cibo che perisce”, non ha bisogno solo di riempirsi la pancia. Abbiamo bisogno di un cibo condiviso, di fraternità, di relazioni buone per le quali è necessario anche rinunciare a qualcosa e mettere a disposizione le proprie risorse.
Infine, alla conclusione del brano, ci viene detto che Gesù fuggì dalla folla perché capì che volevano farlo re. Nel Vangelo secondo Marco c’è un insegnamento di Gesù ai suoi discepoli: «Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.

Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,42-45). In Giovanni questa frase non c’è, ma c’è questo esempio di Gesù che rifiuta di farsi re, rifiuta di comprare con il pane il consenso degli uomini e la loro libertà.
Così, la moltiplicazione dei pani secondo Giovanni ci invita a pensare a quel pane che sarà donato vicino alla Pasqua, quando Gesù diventerà re in modo completamente diverso dai re di questo mondo, scegliendo di servire e donare la vita, non di opprimere e dominare. Ci invita a ricordare sempre che il pane moltiplicato per tutta la terra che condividiamo ogni domenica con gli altri discepoli del Signore è il pane della fede, della generosità e del servizio umile.