Oggi celebriamo la festa dell’assunzione al cielo di Maria Santissima, in anima e corpo. È una festa molto bella, che celebra l’ingresso definitivo nella Gloria, in Dio, della creatura umana. Prima è salito al cielo il Cristo, poi Maria, e un giorno anche noi, non solo spiritualmente ma anche con il nostro corpo trasfigurato.
Spero di non scandalizzare nessuno, perché non è certo questo il mio scopo, ma un giorno mi sono ritrovato a pensare a questa festa attraverso le parole di una delle più belle canzoni di Francesco De Gregori: La donna cannone.
Si sa che è una canzone nata da un trafiletto di giornale che riportava un fatto di cronaca molto vecchio e quasi insignificante: agli inizi del ‘900 una donna cannone, cioè un’acrobata che si faceva sparare come proiettile da un cannone, era fuggita per inseguire il suo sogno d’amore, mettendo in crisi il suo circo che con lei perdeva la sua principale attrazione.
Nella canzone di De Gregori, invece, questa fuga è molto più tragica, diventa una morte solitaria: «Così la donna cannone, quell’enorme mistero volò; tutta sola verso un cielo nero nero s’incamminò». Ma lei non la vede così: lei se l’immagina come il suo “numero” più bello, il suo capolavoro, un volo che trasfigurerà il suo corpo obeso in leggerezza, addirittura in musica.
«Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno, giuro che lo farò,

e oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò.
Quando la donna cannone d’oro e d’argento diventerà,

senza passare per la stazione l’ultimo treno prenderà.
E in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà,

dalle porte della notte il giorno si bloccherà,

un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà

e dalla bocca del cannone una canzone suonerà».
Che cosa avrà il potere di farla volare così in alto, “fra le stelle”, nell’azzurro “oltre l’azzurro della tenda”? Che cosa la farà diventare “d’oro e d’argento”? L’amore. L’amore per qualcuno che lei porta nel suo “cuore enorme”; qualcuno che la vede bella, mentre “i maligni e i superbi” la considerano solo un fenomeno da baraccone.
«E con le mani amore, per le mani ti prenderò

e senza dire parole nel mio cuore ti porterò

e non avrò paura se non sarò bella come dici tu

ma voleremo in cielo in carne ed ossa, non torneremo più…
e senza fame e senza sete

e senza ali e senza rete voleremo via».
Credo che questa canzone sia così bella perché dice qualcosa che in fondo riguarda molti di noi: non siamo certamente dei fenomeni da baraccone, ma forse vorremmo essere migliori, più “belli” non solo fuori, ma anche dentro. Tuttavia, lo sguardo di chi ci vuol bene ci trasfigura e ci eleva, come il nostro sguardo vede la bellezza di chi amiamo e l’aiuta a tirare fuori il meglio di sé.
Se tanto può uno sguardo di amore umano, pensiamo a quel che può fare lo sguardo di Dio: non solo ci vede belli, ma ci rende belli e ci attira a sé.
In Maria assunta in cielo ci ha voluto dare un segno, un’anticipazione del nostro destino finale: essere trasfigurati e volare in cielo, cioè presso di lui, senza più paura né vergogna. Non tutti riescono a crederci: sembra troppo bello per essere vero: «Tutti chiusero gli occhi nell’attimo esatto in cui sparì, altri giurarono e spergiurarono che non erano mai stati lì». Eppure è vero: siamo destinati a risorgere, a volare, a essere trasfigurati, a essere presi per mano dallo Sposo e condotti in cielo “in carne e ossa”.
In Maria assunta in cielo oggi celebriamo la pienezza della speranza cristiana.