Il brano del Vangelo di oggi forse è il più importante di tutto il Vangelo; di sicuro è uno dei più importanti. Gesù nell’ultima cena stringe una nuova alleanza con l’umanità, come avevano predetto i profeti di Israele, soprattutto Geremia ed Ezechiele.
L’antica alleanza, con Mosè, era stata sancita dal sangue degli agnelli, prevedeva una legge, i dieci comandamenti, un segno, la circoncisione, e una promessa: la terra di Israele.
La nuova ed eterna alleanza, di cui facciamo memoria viva in ogni messa, è stata sancita con il sangue di Gesù, promette il dono dello Spirito Santo, mentre l’amore reciproco, la carità di Cristo, è contemporaneamente la nuova legge e il segno distintivo dei suoi discepoli: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
«Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri»: è l’unica legge che Gesù ci ha dato, tutto il resto è commento, spiegazione. Dovremmo meditarla giorno e notte, ma perfino nei cosiddetti “esami di coscienza” prima delle confessioni è raro trovare anche solo un accenno a questa parola che Gesù ha pronunciato nel momento culminante della sua vita, mentre stava per morire. Preferiamo ripassare i dieci comandamenti, un po’ perché ci sembrano più “concreti”, più circostanziati, e un po’ perché con questi possiamo anche riuscire a giustificarci, a dire a noi stessi che in fondo non siamo troppo peccatori.
Ma cosa c’è di più concreto dell’amore? E poi il comandamento nuovo Gesù non ce l’ha dato per schiacciarci sotto un gigantesco senso di colpa, ma proprio per aiutarci a vivere una vita nuova, più libera e gioiosa.
«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Qual è la novità di questo comandamento? Non diceva anche la legge di Mosè: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» e «Amerai il prossimo tuo come te stesso»? La novità sta in una piccola parola che la traduzione in italiano non può rendere adeguatamente: kathòs. Significa “come”, ma anche “siccome”, “poiché”. Gesù non dice a suoi discepoli solo di amare come lui (e chi ne può essere capace?), ma di amarsi tra loro perché lui li ha amati, dal momento che lui li ha amati.
Amare il prossimo, e perfino amare noi stessi è difficile, perché abbiamo tanti brutti difettacci che ci rendono poco amabili. Ma se pensiamo a quanto il Signore ci ha voluto e ci vuole bene, e quanto ama quel nostro prossimo così poco amabile, allora possiamo cercare di ricambiare il suo amore, tenendo sempre davanti agli occhi lui, più di tutto il resto.
La preghiera chiamata “atto di carità” diceva infatti: «Domine Deus, amo te super omnia et proximum meum propter te, quia tu es summum, infinitum, et perfectissimum bonum, omni dilectione dignum. In hac caritate vivere et mori statuo». «Signore Dio, amo te sopra ogni cosa e il mio prossimo per te, a causa tua, perché tu sei il bene sommo, infinito e perfetto, degno di tutto l’amore».
«Amatevi perché io vi ho amati»: questa è la legge della nuova alleanza, una legge che contiene in sé il principio, la forza, il dinamismo per metterla in pratica.
Ma vorrei aggiungere ancora un’idea. Il comandamento nuovo non è solo un comando morale, non appartiene solo all’ambito dell’etica: è rivelazione, è verità, la verità.
In anni recenti la Chiesa è entrata spesso nel dibattito pubblico, anche politico, per difendere valori etici fondamentali. Nel 2006 ci fu un episodio molto triste: a Piergiorgio Welby furono negati i funerali religiosi perché aveva scelto di interrompere le cure che lo tenevano in vita. Ci furono molte polemiche e anche tra i vescovi ci furono posizioni diverse. In quell’occasione si disse che la scelta di negare il funerale religioso era stata motivata dalla difesa della verità, ovvero del valore intangibile della vita. Ma la carità è la verità più alta affidata alla Chiesa. Non c’è verità superiore a questa. Dio stesso è carità. Ogni altra cosa, ogni altra scelta, personale o comunitaria, deve essere sottomessa al criterio ultimo della carità.