Il brano del Vangelo di oggi è tratto dai discorsi di Gesù nell’ultima cena. È una risposta alla domanda di Giuda (non l’iscariota), domanda che – chissà perché – non è stata riportata. La domanda è questa: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?» (Gv 14,22).
È praticamente lo stesso invito che gli avevano rivolto i suoi parenti: «Va’ nella Giudea (cioè: a Gerusalemme), perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!» (Gv 7,3-4). Forse è una domanda che è venuta in mente anche agli altri apostoli e discepoli dopo la risurrezione; Pietro infatti disse nel discorso al centurione Cornelio: «Dio ha risuscitato Gesù al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti» (At 10,40-41).
Perché non è apparso pubblicamente? La sua immortalità sarebbe diventata evidente a tutti e tutti gli si sarebbero sottomessi. Perché si è manifestato ai discepoli e non al mondo?
Gesù risponde così: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato». Significa che Gesù non vuole schiacciare con potenza i suoi avversari, non vuole costringerli a credere in lui. Gesù sceglie di manifestarsi a quelli che lo amano e che manifestano questo amore osservando la sua parola (cioè scegliendo liberamente di ubbidirgli).
Ma c’è dell’altro. Gesù aggiunge: «Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò da voi»; «Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Gesù ritorna dai suoi non in modo appariscente, ma con il suo Spirito che ricorda e fa capire ai suoi discepoli tutto ciò che egli ha detto. Gesù è presente interiormente in noi quando ricordiamo, comprendiamo e pratichiamo ciò che ha detto.
Tutto questo contrasta fortemente con il mondo in cui viviamo oggi, che è stato definito anche come “civiltà dell’immagine”. Viviamo bombardati da una quantità di immagini infinitamente più abbondante di quella che le precedenti generazioni hanno potuto vedere. Praticamente tutto ci viene proposto attraverso immagini: gli oggetti da comprare, i politici da votare, le idee da accettare. Perfino le guerre, cominciando dalla prima guerra del Golfo fino a quella in Ucraina, si combattono anche mostrando al mondo immagini vere e false, costruite così bene da non potersi distinguere le une dalle altre. A chi dobbiamo credere?
L’apostolo Tommaso dirà: «Se non vedo, non credo», ma oggi come facciamo a essere sicuri di quello che vediamo? Anche il diavolo fece vedere a Gesù tutti i regni della terra per sedurlo e lo sfidò a volare buttandosi dal punto più alto del tempio di Gerusalemme per sedurre, ma Gesù rifiutò: anche i suoi miracoli li fece quasi sempre in luoghi appartati, lontano dalla folla.
Gesù non fa vedere e non si fa vedere: chiede piuttosto di essere ascoltato.
Con la sua risposta a Giuda Gesù dice: «Il mondo non mi vedrà perché non mi ama e non mi ascolta. Mi sono manifestato a voi e tornerò a manifestarmi con la venuta del mio Spirito se mi amate e osservate la mia parola».
Padre, Figlio e Spirito Santo non si mostrano agli occhi e alle telecamere, non fanno i selfie: prendono dimora in coloro che amano e ascoltano, e donano la pace vera.
Molto ci sarebbe da dire su questa pace, ma sarà per un’altra volta.