Celebriamo oggi la solennità di Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa nascente.
Dopo sole due settimane, la liturgia ci ripropone lo stesso brano del Vangelo secondo Giovanni, al quale sono stati aggiunti all’inizio due versetti. Per questo motivo mi soffermo piuttosto sulla seconda lettura, tratta dalla Lettera di San Paolo ai Romani.
Nel brano che abbiamo ascoltato ricorrono con insistenza due parole: carne e spirito. Leggendo velocemente – e un po’ superficialmente – potremmo avere l’impressione che Paolo riprenda la classica divisione della persona umana in anima e corpo, ma non è così: la carne non è il corpo (almeno non esattamente) e lo spirito non è l’anima.
La “carne” per San Paolo e per tutta la Bibbia è l’uomo in quanto debole e mortale. In quanto mortale e debole è pieno di paure e di desideri “di basso profilo”: è tentato di attaccarsi a tutto ciò che può anestetizzarlo o dargli una sicurezza illusoria come i piaceri dei sensi o il denaro. Con categorie elaborate solo nel XIX secolo potremmo dire che la carne – o l’uomo carnale – è un misto di pulsioni di morte e di materialismo piatto e volgare. Tutti vivono “nella carne”, cioè nella debolezza e precarietà della condizione creaturale, ma questa condizione porta a vivere anche “secondo la carne”, cioè nel peccato. Questa “carne” perciò non è proprio il corpo, anche se è collegata ad esso: la carne è soprattutto nella testa di chi non riesce a fare di meglio che stare al riparo dalle sue paure e correre dietro alle proprie voglie. Oppure potremmo dire che la carne è il “corpo egoista”: cioè una persona che vive solo per appagare il proprio benessere materiale.
Analogamente, lo spirito non è l’anima, infatti nella prima Lettera ai Tessalonicesi Paolo scrive: «tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore» (1 Ts 5,23). Lo spirito dell’uomo è la sua capacità di trascendersi, di percepire e realizzare i valori morali e religiosi, di entrare in contatto con lo Spirito Santo, cioè con Dio che si comunica a noi e ci permette di vivere come suoi figli, liberi dalle paure e dalle avidità terrene, animati da desideri secondo il cuore di Dio.
Lo Spirito Santo è lo Spirito di Gesù in noi: i suoi pensieri, la sua preghiera, le sue aspirazioni in ciascuno di noi e in tutti noi come legame che ci unisce e ci sospinge nella stessa direzione. Così, quando preghiamo, è la preghiera di Gesù che attraverso noi sale al Padre; quando decidiamo, sono le scelte di Gesù che si realizzano; quando operiamo, sono le azioni di Gesù che proseguono nel nostro tempo. Infatti Paolo arriva a dire: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20).
La fede nella risurrezione di Gesù permette di non vivere più schiavi della paura e delle proprie voglie, ma di vivere come figli di Dio immortali a immagine di Gesù. Perciò la nostra giustificazione si compie quando la nostra esistenza cessa di essere “secondo la carne” e viene animata dallo Spirito Santo. Rileggiamo così la seconda lettura:
«Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto (= è preda della morte, cioè: è mortale) a causa del peccato, ma lo spirito è vita (= è principio di vita, conduce alla vita) a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete. Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio».
Rendiamo grazie a Dio che ci dona il suo Spirito, ci rende suoi figli e ci guida a una vita nuova.